Draghi

Draghi danzano in un cielo di stelle

sono desideri che i pensieri creano

mentre i nostri corpi intrecciati giocano in un prato

colorato dal piacere di rossi papaveri e azzurri fiordalisi.

Sogni colorano le nostre labbra di sottili richiami d’amore

che scrivono sulla pelle emozioni: sono fiori, passioni,

fuochi, sospiri, comete, soli, lune, gocce di eccitazione.

Brilla la luna di perlacee delizie, visioni,

incanti che piovono nelle mani e diventano carezze

sussurri, gemiti, mentre i nostri occhi si perdono tra le stelle.

Danziamo amore, incolliamo le nostre anime in questa notte azzurra,

amami, non ti fermare, noi siamo il fuoco,

noi siamo i sogni che sogneremo, noi siamo il miele,

abbracciamoci cavalcando il tempo, perdiamoci nel profumo delle viole,

per sempre avvinghiati, noi siamo farfalle che volano oltre la magia,

oltre il profumo, oltre la realtà, oltre al prodigio,

oltre il polline che racchiude la vita.

Noi siamo draghi che volano fra le nubi, lungo la curvatura del cielo,

lungo arcobaleni, noi rubiamo astri per alimentare il sogno.

Enrico Garrou

Chen Rong

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Fiori

Milioni di anni fa sulla terra ci fu una esplosione che cambiò per sempre il pianeta rendendolo un paradiso: ci fu l’esplosione dei fiori e con loro il colore, il profumo, la bellezza, il sogno, la gioia. Le piante con i fiori si imposero rapidamente su tutte le forme di vita vegetale: erano nate le angiosperme e il fiore era il suo apparato riproduttore. Ho scritto una poesia sulla loro nascita e del colore.

 

Prima del sogno c’era il rosso dei vulcani, il bianco delle nevi,

il marrone delle terre emerse, il blu del mare e quel verde che tutto avvolgeva,

tutto ricopriva, verde di piante antiche in un mondo abitato da rettili, pesci, libellule.

Poi all’improvviso una magia e ci fu l’esplosione dei fiori

in un paradiso di colori fantasmagorici e tutto fu fiaba e incanto.

Arrivarono i gigli, le viole, le aquilegie, i papaveri, le rose, le orchidee

e con loro il mondo si popolò di insetti impollinatori, di farfalle, di colibrì,

animali dalle forme eleganti o bizzarre, bellissime,

innamorati di queste meraviglie nate dai sogni delle fate.

il sole li accarezzava e nutriva, le stelle sussurravano, ai loro petali, magie.

Con il passare del tempo i colori divennero sempre più sgargianti

il profumo sempre più seducente. Fu una esplosione immane

che donò alla terra l’anima e il respiro, la bellezza, il sorriso.

Tutto si trasformò, apparvero i sognatori, nacquero le emozioni, l’amore,

i sentimenti, la passione, i simboli, la purezza.

I fiori felici diventarono ancora più desiderabili, con vesti nuove

attraenti, vistose. Petali delicati, dalle forme più strane,

corolle incredibili e affinchè l’opera di seduzione fosse completa

produssero un liquido magico e inebriante: il nettare.

Il fiore, un apparato riproduttivo perfetto, aveva colorato la creazione.

Esistevano prima del nostro arrivo renderanno ancor più bella la terra

quando i nostri sogni si saranno spenti.

Enrico Garrou

Fiore Blu (arte digitale)

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Le tentazioni di Lancillotto

Jon Steimbeck descrive in un suo bellissimo libro le gesta di re Artù e dei suoi cavalieri. Ho voluto estrapolare un mio pensiero per descrivere le tentazioni a cui è sottoposto Lancillotto, il più famoso dei cavalieri di Artù, da parte di quattro regine o meglio streghe, che innamorate dell’eroe cercano di convincerlo ad amare loro e non Ginevra, moglie dello stesso re, che lui segretamente ama. Ecco la risposta di Lancillotto alle profferte d’amore delle quattro streghe:

“Io sono Lancillotto del lago, figlio di re Ban di Benwick,

mi inchino davanti a voi regine, che sedete su troni

tempestati di pietre preziose, coperti da stoffe fatte coi fiori,

voi che, splendide nei vostri abiti ricamati, mi osservate.

Ma vi chiedo il perché di questa mia prigionia,

“Ditemi perché mi trovo in questo castello,

cosa potete volere da me?”

Rispose Morgana, la regina, la fata, sorellastra di re Artù,

bella nella sua infinita bellezza, i capelli color del cielo, gli occhi viola,

un vestito rosso con fiori di rosa fatti con ricami d’oro:

“No, non sei prigioniero, tu sei prigioniero dell’amore.

Vedi Lancillotto noi abbiamo tutto quello che si può desiderare:

potere, terre, ricchezze, cose belle oltre l’immaginabile.

Ma quando ti abbiamo visto addormentato sotto un melo

ieri in quel campo tappezzato di margheritine,

noi quattro, ti abbiamo desiderato ma noi non possiamo dividerti,

così sarai tu, dopo che ognuna di noi ti avrà offerto il suo dono,

che sceglierai a chi donare il tuo amore.”

La prima a parlare sarà la regina del Galys del nord.

La regina si alzò, mosse i capelli rossi che guizzarono come una fiamma

i suoi occhi erano colore smeraldo, si avvicinò a Lancillotto

il suo corpo sapeva di muschio, la sua voce era bassa profonda,

faceva vibrare il cuore.

“Ti prometto Lancillotto l’estasi dell’amore,

un’estasi che cresce che si espande

e tu sarai preda di una furia, di una passione esultante.

Proverai in ogni tua fibra sensazioni sconosciute, l’infinito piacere

del desiderio realizzato, Il gioco della voluttà.”

“Tocca adesso alla regina delle isole esterne” disse Morgana

Non si alzo dal trono la regina Irel, no, rimase seduta, gli occhi danzavano pieni di ironia,

i capelli biondi le incorniciavano il viso e disse:

“Io ti prometto il cambiamento, un giorno la felicità, un giorno la malinconia,

un giorno la vittoria, un giorno la sconfitta, un giorno re, il giorno dopo servo,

io amplierò i tuoi stati d’animo i tuoi sensi, non proverai mai la noia,

io ti offro il tutto e alla fine ti donerò una morte nobile e splendente,

come corollario a una vita splendida.

Toccò subito dopo alla regina di Eastland, bellissima gli occhi color nocciola,

morbida, soave, avvolta in una veste color lavanda,

che con voce compassionevole gli disse:

“Io ti offro la pace che non hai mai trovato,

la sicurezza, l’affetto che tu vai cercando,

Il piacere sottile della serenità.”

La voce di Morgana risuonò nella sala:

“Ho ascoltato le mie sorelle,

loro hanno parlato ai tuoi sensi ora io parlo alla tua mente:

io ti dono il potere, il potere assoluto su tutto,

il potere che ti permette di salire su fino agli astri e di essere pari a loro.

Questo è il mio dono.”

Lancillotto stringendo nella mano la sua veste disse:

“Io non posso scegliere perché sono vostro prigioniero

e poi amo Ginevra che non è bella quanto voi,

Ginevra ha il volto, il corpo, l’anima, di Ginevra,

un uomo può amare Ginevra sapendo chi ama o anche odiarla vero,

ma voi no mie regine, i vostri volti non sono veri,

sono le immagini di quello che desideravate essere.

Ginevra ha un corpo che porta i segni del tempo,

delle gioie, delle sofferenze, ma anche lo splendore dell’amore.

No, io amo Ginevra, non accetto nessun dono

io sono vostro prigioniero nel corpo, ma libero nell’amare.

Enrico Garrou

John William Waterhouse

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Biancaneve

Una fiaba antica come il tempo, alle amiche e agli amici che ho su WP. Un pensiero grande.

Io sono Biancaneve
Il mio è un mondo senza rumori senza pensieri
io dormo e nel sogno che mi avvolge c’è un cavaliere:
si china, mi bacia, vuole strapparmi da questo infinito torpore.
Sono una principessa, il mio nome è Biancaneve,
mi chiamarono così perché mia madre
un giorno nella sala del nostro castello
mentre cuciva, vide scendere la neve e
i suoi occhi si incantarono a vedere quel candore
che svolazzava felice nel nero del cielo,
ovattando i rumori, cancellando tutte le tristezze,
ogni fiocco era un pensiero d’amore per me che dovevo nascere.
Persa in quel bianco si punse un dito
e tre gocce di sangue caddero per terra
e lei si disse, la mia bimba sarà candida come la neve,
rossa come il sangue, nera come il legno delle finestre.
Venni al mondo e la mia pelle era candida come la neve
i miei capelli neri come l’ebano, le mie guance rosse come il sangue.
Ma lei morì dandomi alla luce e fui allevata
da una matrigna perversa, innamorata di se stessa,
si mormora che fosse dedita alla stregoneria,
e che interpellava uno specchio magico
per sapere se era la più bella del reame.
Ma quando crebbi lo specchio le raccontò
che sulla terra Io, Biancaneve, ero più bella di Lei.
Mi avvelenò, donandomi una mela rossa, come il peccato,
di infinita bellezza ed io la mangiai e così la mia vita si spense.
I miei amici nani mi misero in una bara di cristallo
posata sopra una collina, sopra di me il cielo
con il sole, le stelle, la luna, intorno il canto dei grilli,
degli usignoli, di notte i sogni delle civette, gli amori delle volpi.
Ma il mio sogno, quello che la mia mente ha fissato nei miei occhi spenti
ecco si sta per avverare: un principe mi sta guardando, vorrebbe baciarmi,
da ordine di portare la bara di cristallo al castello
ma si apre è una magia, o la fine di un cattivo incantesimo
lui mi bacia, i miei occhi si specchiano nel blu dei suoi occhi,
io so che l’amo perdutamente è come guardare le stelle d’estate,
mi prende tra le braccia e mi giura eterno amore.
Si, sono la principessa Biancaneve, amica dei nani, delle stagioni,
dei cervi, dei picchi, dei tassi, delle rane, dei fiori, dei campi di girasoli,
dei papaveri e dei fiordalisi, delle stelle, ho sposato il principe
e come in ogni fiaba che si rispetti io e il principe ci amiamo e viviamo felici.
Enrico Garrou
Annie Stegg
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Cantico

La tua bellezza gioca in questo cielo

su questa terra coperta di fiori,

abitata da dei, ninfe, sognatori, incantatori

poetesse, unicorni, colibrì dai mille colori.

Sei farfalla che vola nei miei sogni

popolandoli di desideri, magie, incantesimi.

la tua voce colora l’amore e l’arcobaleno,

ti vesto di carezze, di baci, di sospiri,

sfioro il candore dei tuoi fianchi,

mi perdo nella rosa rossa del tuo sesso,

I suoi petali sono labbra disegnate da incanti.

Sei dolce come l’uva matura,

deliziosa come le bacche del gelso.

Profumi di caprifoglio, di gelsomino,

giocano sulla tua pelle, inebriano il mio olfatto

lo riempiono di comete, di sfere colorate,

ed io mi perdo incantato, e non so capire

dove inizia il gioco, dover finisce la magia

poi tutto esplode e sono piume, coralli,

suoni, soli, giade, perle, parole, luce.

Dammi la mano, l’aurora sta per arrivare,

tu sei miele, tu sei la luce tu sei il desiderio, l’amore.

Enrico Garrou

Giorgia o’Keeffe

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Primavera

Il prato era tappezzato di margheritine,

candide come i nostri pensieri d’amore.

Tutto era gioia intorno a noi,

che sdraiati, gli occhi negli occhi,

intrecciavamo pensieri che si accarezzavano sognanti.

Tutto era colore Intorno a noi

i gialli, i rossi, i verdi, i blu, un arcobaleno di colori

In lotta continua per emergere

per raccontare il gioco della vita.

Fiori rosa di camelie si trasformavano in farfalle e danzavano felici

nei nostri cuori dipinti con l’azzurro dei pavoni, dei laghi,

fiori di forsizie come gialli topazi diventavano languide carezze,

mentre il rosso dei fiori dei pruni incendiava i nostri sensi.

E poi i lilla, gli arancioni, il bianco dei fiori degli agrumi

per il candore dei nostri baci,

il viola dei ciclamini per cancellare i pensieri dei nostri peccati.

Si, il prato era tappezzato di margheritine bianche

E noi eravamo sospesi in un miracolo

creato da maghi incantatori, avvolti dalla polvere d’oro delle parole sussurrate,

dai canti degli usignoli, incantati dalle carezze delle fate,

dai sospiri del vento, dai profumi dei sogni,

con le labbra assetate del miele del sole.

Enrico Garrou

Gustav Klimt

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La neve, la danza

Festosa, la neve era caduta tutta la notte
e giaceva sulla terra, sui pini, sugli arbusti.
Ma il mattino aveva squarciato le nubi,
il sole faceva evaporare le ultime nebbie,
l’aria era fredda, cristallina e io danzavo sui miei sci
sollevando cristalli sognanti che ricadevano a terra senza rumore.
Due pettirossi volarono via dal ramo nudo di una betulla,
al mio passaggio, interrompendo il loro pensiero d’amore.
Ero l’espressione della gioia di un dio,
il sole riscaldava quel morbido fatato incanto
dai rami dei pini la neve accumulata
cadeva con un soffice sospiro,
erano scintillanti stelle che si adagiavano al suolo.
Mentre volavo sulla coltre bianca,
in quella magia, un ermellino si mise a danzare
e la danza creava i colori, colori che coloravano
quel candido mondo di verde, di azzurro, di grigio, di blu
creando un canto, un prodigio, una visione,
come il marrone del capriolo che in un attimo scomparve nel bosco.
Si, il mio era un volo delicato in un mondo di fate, di sogni,
di fiocchi di piume perse nel suono ovattato
della memoria ancora vedova del caldo dell’estate.
Enrico Garrou
Georgeji Moroz
M-681

 

Adamo ed Eva

All’inizio un silenzio e un tremolio di stelle nel cielo,
poi labbra, tremanti come petali di fiori aperti,
labbra umide di desideri che sanno di miele e di gioia
e mani che giocano con le comete, con il piacere,
creano ghirigori nei boschi di coralli,
sono voli di farfalle in mondi incantati e creano
parole, son fate sussurranti idiomi d’amore,
pazze di meraviglia, di prodigi, di magie.
Infine quel vento caldo, nato nei deserti ricchi di miraggi,
che soffia nei nostri campi di papaveri e fiordalisi,
vento che solleva il desiderio e il sogno,
e crea tatuaggi d’oro laddove si nasconde la passione
e avvolge nell’incantesimo di un abbraccio
noi angeli innamorati e ci fa volare
su un magma rosso di incantata delizia,
un sol corpo o mille persi in un limbo
lungo i confini dell’anima, di un paradiso
dove ballano gli astri e i fiori di ciliegio si nutrono di musica,
bolle scoppiano liberando sfere colorate, che umettano l’aria
di pensieri celesti, visioni, sospiri, tremori.
Enrico Garrou
Masaccio
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14 febbraio

A tutte le amiche e gli amici di WP, che sanno ancora sognare, una poesia della Gioconda Belli, accompagnata da un deliziosa immagine creata dalla bravissima Lucia Lorenzon. Felice  San Valentino, portatrici e portatori di sogni.

I portatori di sogni
Tutte le profezie raccontano
Che l’uomo creerà la propria distruzione.
Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova
Hanno anche generato una stirpe di amatori e sognatori;
uomini e donne che non sognano la distruzione del mondo,
ma la costruzione di un mondo pieno di farfalle e usignoli.
Già da bambini erano segnati dall’amore.
Al di là delle apparenze quotidiane
conservavano la tenerezza e il sole di mezzanotte.
Le madri li trovavano piangenti per un uccellino morto
e più tardi trovarono anche molti di loro
morti come uccellini.
Questi esseri convissero con donne traslucide
e le resero gravide di miele e figli nutriti
da un inverno di carezze.
Fu così che proliferarono nel mondo i portatori di sogni
ferocemente attaccati dai portatori di profezie
che annunciano catastrofi.
Li hanno chiamati illusi, romantici, pensatori di utopie,
hanno detto che le loro parole sono vecchie
– e in effetti lo erano
perché antica è la memoria del paradiso nel cuore dell’uomo –
gli accumulatori di ricchezze li temevano
e lanciavano eserciti contro di loro,
però i portatori di sogni tutte le notti facevano l’amore
e continuava a germinare il loro seme nel ventre di quelle
che non solo portavano i sogni ma li moltiplicavano
e li facevano correre e parlare.
In questo modo il mondo generò nuovamente la propria vita
così come aveva generato quelli
che inventarono il modo di spegnere il sole. –
I portatori di sogni sopravvissero ai climi gelidi
ma nei climi caldi quasi sembravano sbocciare
per generazione spontanea.
Forse le palme, i cieli azzurri, le piogge torrenziali
avevano qualcosa a vedere con questo,
la verità è che come laboriose formichine
questi esemplari non smettevano di sognare e di costruire bei mondi,
mondi di fratelli, di uomini e donne che si chiamavano compagni,
che insegnavano l’uno all’altro a leggere,
si consolavano nelle morti
si curavano e aiutavano fra loro, si volevano bene, si appoggiavano
nell’arte di amare e nella difesa della felicità.
Erano felici nel loro mondo di zucchero e vento
e da ogni parte venivano a impregnarsi del loro alito
e dei loro sguardi luminosi
e in ogni direzione partivano quelli che li avevano conosciuti
portando sogni
sognando profezie nuove
che parlavano di tempi di usignoli e di farfalle
in cui il mondo non sarebbe finito in un’ecatombe
ma, al contrario, gli scienziati avrebbero progettato
fontane, giardini, giochi sorprendenti
per rendere più gioiosa la felicità dell’uomo.
Sono pericolosi – stampavano le grandi rotative
Sono pericolosi – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Sono pericolosi – mormoravano gli artefici di guerra
Bisogna distruggerli- stampavano le grandi rotative
Bisogna distruggerli – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Bisogna distruggerli – mormoravano gli artefici di guerra.
I portatori di sogni conoscevano il loro potere
e perciò non si sorprendevano.
E sapevano anche che la vita li aveva generati
per proteggersi dalla morte annunciata dalle profezie.
E perciò difendevano la loro vita anche con la morte.
E perciò coltivavano giardini pieni di sogni
e li offrivano in dono con grandi nastri colorati;
e i profeti dell’oscurità passavano notti e giorni interi
controllando tutti i passaggi ed i sentieri,
cercando quei carichi pericolosi
che non hanno mai potuto intercettare,
perché chi non ha occhi per sognare
non vede i sogni né di giorno né di notte.
E nel mondo si è scatenato un gran traffico di sogni
che i trafficanti della morte non riescono a bloccare;
e dappertutto ci sono quei pacchi con grandi nastri colorati
che solo questa nuova stirpe di veri esseri umani può vedere
e i semi dei loro sogni non si possono scoprire
perché sono racchiusi in rossi cuori
o in ampie vesti di maternità
dove i piedini sognatori caprioleggiano
nei ventri che li portano.
Dicono che la terra dopo averli partoriti
scatenò un firmamento di arcobaleni
e soffiò fecondità nelle radici degli alberi.
Noi sappiamo solo che li abbiamo visti
Sappiamo che la vita li generò
dalla morte che annunciano le Profezie.
Gioconda Belli
Lucia lorenzon
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