Malinconia

Mi mancano pochi sogni da percorrere su ali di farfalle,

prima di incontrare i cherubini, il giardiniere gentile che ha creato

lo scompiglio del tempo, i mondi pieni di meraviglie,

l’incanto del paradiso, la tenerezza dei colori.

Mi mancano pochi sogni da percorrere su ali di farfalle,

ma ho ancora mille desideri da soddisfare:

ascoltare la mia memoria che mi racconta dei baci

della tua bocca quando mi dona viole d’amore,

sentire il mio corpo illanguidire quando il tuo sguardo

mi accende di passione, come le lucciole la notte.

Ho ancora bisogno della tua mano che stringe la mia

se nel sonno incontro la strega cattiva che mi dona,

non fiori di lillà o di maggiociondolo, ma il velenoso aconito.

Ho bisogno di sentire il canto dell’usignolo, degli alberi,

il cadere della neve, il giocare della nebbia con il sole,

guardare la danza dei papaveri e la serenità dei fiordalisi..

Mi mancano pochi sogni da percorrere su ali di farfalle,

forse distruggerò gli ingranaggi dell’orologio del tempo

così le cose oscure non avranno più potere su di me.

Enrico Garrou (Torino 3/1/2022)

dipinto: Malinconia di Francesco Hayez

Apparizione

La Signora della neve pettinava con le dita

la sua memoria di capelli di cristallo

dalla quale cadevano fiocchi bianchi

che avevano lo strepito dei suoni incantati,

e forme bagnate dai sogni, delicatezze delle piume

erranti in un vento senza fine.

Ma la realtà fu cancellata con scope divine

 per lasciare entrare il mistero:

un fremito delicato dall’incontro della poesia,

con la forma, il colore, l’olfatto,

il profumo dell’intelligenza, il piacere della bellezza.

Riempì il bianco, annunciando il verde delle foglie,

il prato, la leggerezza delle farfalle, la luce della rugiada.

La Signora fu felice e ammirò quell’essere immobile

 che contemplava il gioco dell’inverno,

la vita congiunta con la morte,

l’alternanza dell’azzurro e del nero

e che aveva coscienza del  prodigio

della continuità  dell’incanto della natura.

Enrico Garrou  (Torino 5/12/2021)

Foto di Marco Ronconi

Erotica1

Gli dei raccontano di come baci, di come accarezzi,

di come giochi con i miei desideri,

quando nuda mollemente adagiata su un letto di stelle,

dischiudi, come il fiore fa con i petali, le tue gambe.

Il rosso del tuo sesso distoglie il mio sguardo

dal bianco delle tue cosce e divento il bambino,

che con le dita fa scoppiare le bolle del piacere,

la tua pelle è un tessuto di seta da accarezzare,

la mia lingua e le mie dita entrano  nel tuo rosso,

giocano con la rugiada che imperla il tuo sesso

è calore che mi brucia , brama che mi disfa,

mi addentro tra le labbra tue dischiuse e succose,

entro nelle regioni oscure del tuo ventre

il mare più dolce che abbia mai navigato

e mi perdo in una dimensione che ha del divino.

La notte, l’urlo al vento, latte, tenerezza,

i demoni e i mostri del piacere si placano,

 lacrime di passione cadono e fanno nascere un fiore

solo per noi, mio amore.

Enrico Garrou ( 5/11/2021

dipinto erotico del grande pittore giapponese: Hokusai (1814)

Ninna nanna per san Valentino

Vieni amore mio, chiudi gli occhi che ti porto in un luogo incantato.

E’ il regno degli elfi, dei folletti, degli gnomi, delle fate,

ci sono magie, fiori giganti, felci, epatiche, alberi abitati da ninfe.

Vedi nella radura quelle sfere opalescenti che salgono al cielo,

sono create da elfi che conoscono il passato e il futuro e imprigionano

In ogni bolla un qualcosa che succederà o che è successo.

Ascolta il suono delle foglie blu di quegli alberi, sono i folletti che le fanno vibrare

creando  la poesia,  attraverso i suoni cristallini la musica,  la fiaba.

Ci sono molti biancospini superato quel ruscello, sono abitati dalle fate dell’aria,

vestite  con l’aria azzurra del cielo, sono la memoria del tempo che scorre ,

colorano il cielo con il volo delle farfalle e il tremore del cuore degli innamorati.

Dove le nebbie abbandonano in ritardo le colline che ci circondano,

vivono le fate dell’aria: sono invisibili, non possiamo vederle,

ma sono capaci di grandi prodigi, creano l’ovatta con cui sono fatte le nuvole,

sono loro che fanno volare le balene nell’aria e dipingono gli arcobaleni e le comete.

In questo incanto ci sono anche fate che danzano sopra refoli di vento

cantando canzoni che sono magie capaci di colorare la notte con le luci delle lucciole .

Quelle piante, flessuose come corpi di donna, che si muovono come ali

 su fiocchi di piuma, sono ninfe piene di stupore e di amore per il dio Pan

che suona il flauto divino, facendo risaltare il l’armonia del silenzio.

Vedi adesso ci sono fiammelle e piccole sfere di fuoco che cambiano forma

a seconda del vento, sono prodotte da esseri timidissimi e dolci: gli gnomi,

che abitano tra le felci e i muschi, maestri nell’arte della oreficeria,

capaci  di incastonare il fremito delle sostanze: estraggono l’oro dalla luce dell’aria,

l’argento dalla luce della luna, le gemme dal mormorio dell’acqua.

Questo è il mondo del sogno, il dipinto infinito della notte, il gioco del mago,

questo è un ricciolo della luna, questo è il mondo dove è nato il nostro amore.

Enrico Garrou dipinto di Yaioy Kusama

L’angelo del Natale

L’albero non aveva vita, i suoi aghi erano striscioline di carta,

il suo tronco ferro ricoperto di finta corteccia e verdi muschi di plastica.

Era sistemato in un angolo della stanza, immoto,

ma di colpo una luce lo avvolse, lo accarezzò con il pensiero,

una creatura angelica, bianca, candida, gli sussurrò   

parole mai ascoltate, e l’albero divenne uno splendido abete.

L’angelo si chinò e prese da uno stagno raganelle dai mille colori

che posò sui rami dell’albero, e loro presero a amoreggiare,

piene di allegria. Poi fu la volta di piccoli elefantini blu,

balene canterine e un nugolo di uccelli dalle piume multicolori,

trasformati in vetri sottili dalle fate, che furono appesi a fili invisibili,

liberi di danzare dai rami dell’albero. Arrivarono pinocchi, uno scoiattolo, una luna,

due sirene, un ghiro, due orsi polari, un babbo natale, due pavoni deliziosi,

un palombaro, delle coccinelle e una quaglia altezzosa nella sua grande bellezza.

L’angelo voleva anche sfere di luce che raccolse nel firmamento:

in una mise la neve che cadeva, nella seconda un piccolo presepe,

nella terza acqua purissima, nella quarta piccole stelle che brillavano felici.

Colse pensieri di innamorati e ne fece cuori rossi che appese all’albero,

poi drappeggiò intorno ai rami collane fatte con l’argento dei nani

insieme a frammenti dei vestiti delle fate e l’albero del Natale fu felice,  

un raggio di luce lo illuminava tutto, ma l’angelo sapeva

che mancava la cosa più preziosa: una stella da mettere sul ramo più alto.

Scelse in cielo una stellina rossa piena di calore e di fuoco,

fu posata sulla cima dell’albero e la sua luce brillava nella stanza.

l’angelo sorrise all’albero e volò laggiù dove gli angeli cantano lodi a Dio.

Enrico Garrou

Auguri alle Amiche e agli Amici di WordPress di buon Natale e buon Anno!

Particolare dell’albero della vita di Marc Chagall

Il bosco incantato

Amore, dammi la mano, ti porto in un bosco incantato

dove ai rami degli alberi sono appesi elefantini blu,

sfingi colorate di rosso che fanno profezie,

meduse che ondeggiano con leggiadria, spiritelli allegri,

palle fosforescenti, lanterne che ogni tanto volano via.

Lucciole danzano felici tra i tronchi antichi

e crescono funghi con luminescenze di tutti i colori,

ci sono anche felci simili a pizzi, e bacche e fragole  e muschi

morbidi dove poterci sdraiare per guardare il cielo blu scuro

punteggiato di diamanti, così che il bosco diventa un fiaba.

Le fate giocano e si rincorrono di notte e lasciano appesi ai rami

frammenti di vestiti, e cervi dalle corna d’oro raccontano storie d’amore.

Quando i tuoi occhi si riempiranno di stupore ti chiederò un bacio,

e voleremo oltre le cime degli alberi, oltre i precipizi, le nubi,

vagheremo da un cielo all’altro, coperti solo da suoni di sogno.

Si amore, dammi la mano, vieni e riempi del bianco della tua pelle

questo incanto, coprilo con il rosso delle tue labbra,

con il bruno dei tuoi capezzoli, bruciami coi tuoi baci,

fammi danzare come le onde di un mare impazzito per l’amore di un vento,

trasformami nel colibrì quando succhia il nettare dal fiore.

Vieni amore, l’aurora è vicina e il bosco incantato

desidera essere avvolto dal dolce suono dei nostri sospiri.

Enrico Garrou

Dipinto di Catherine Chauloux

Canto del colibrì innamorato

Quando i nostri pensieri si fondono io mi perdo

nelle profonde oscurità del tuo corpo candido e dolce

dove non esiste che il buio ma il profumo del tuo amore

mi avvolge, mi accarezza piano mi porta in posti sconosciuti,

e non mi servono gli occhi o l’udito o l’olfatto o il gusto o il tatto,

il tuo amore mi possiede, mi fa volare, entro in un sogno delicato

dove balene blu nuotano in un cielo percorso da nuvole di zucchero filato

con l’aria che profuma di viole e noi danziamo in questo cielo

ma che è un mare perché tu sei la mia sirena, il mio piacere.

I tuoi baci senza labbra sono miele che mi confonde, mi fa gioire,

baci che mi inondano di rose, creano brividi , sussulti, calori.

Continua amore  a coccolare i miei più segreti desideri,

portami in paradiso nel centro del piacere,

accarezza i miei pensieri con profumi di lillà, di gelsomino,

di fiori d’arancio, di mirto e non svegliarmi da questo sogno

tappezzato di stelle e percorso da comete innamorate.

Siamo un cigno bianco che vola verso la luna in una notte umida,

siamo la fiaba, la farfalla, il bosco degli usignoli, il prato delle lucciole.

Io sono te stessa, siamo un campo di papaveri percorso da fate sognanti.

Enrico Garrou

Kandinsky Blu di cielo

Angeli innamorati

A Nini e Milin

Il primo angelo sorrise e globi iridescenti sottili come visioni

riempirono il cielo, lo colorarono con l’azzurro dei pavoni,

il corallo dei coralli, il rosso dei rubini, le risate delle gialle ginestre.

Ad ogni scoppio suoni raccontavano di farfalle, di sogni,

creavano giochi di luce e di colore e piume che accarezzano e pettinano i piaceri.

Il secondo angelo avvolse il primo con il calore delle stelle

accarezzò il suo essere divino con petali di viole, rose, orchidee, ranuncoli, aquilegie,

fece esplodere profumi di resine antiche, mostrò licheni che pendono dai larici,

le offrì mirtilli, fragole, e riempì il suo cuore con le visioni degli abeti,

del morbido sorriso del neonato, il ricco rumore del vento tra le  rocce,

il fragoroso silenzio della neve che cade e abbraccia i nudi rami degli alberi,

il riso dell’acqua, la folle poesia e bellezza delle montagne,

i prati che profumano di fieno e di notte si illuminano con mille luci.

Si presero per mano e scivolarono in una amaca di stelle scintillanti,

avvolti dalle cantilene dei profeti, dal gioco della rugiada che si forma sulla corolla dei fiori,

 da bolle piene di musica, di scultura, di poesia, dal gioco delle costellazioni,

si amarono coi fiori di caprifoglio e di lillà nelle mani

 e versarono il latte e il miele ai quattro lati dell’universo,  

circondati dall’allegria dell’ape, il prodigio della danza,

i canti delle giovani stelle allevate nelle nursery ai margini di buchi neri,

le creazioni fantastiche degli atomi innamorati,

 le code incredibili delle comete annuncianti in cielo.

Quando il libro dei desideri fu letto gli angeli si avvolsero nei loro sogni

e abbracciati si nascosero nelle vesti profumate dell’Aurora.

Quando aprii gli occhi per la prima volta su questo mondo incantato,

 fu il sorriso del primo e del secondo angelo a coccolare il mio pianto.

Enrico Garrou  

Angeli, particolare del quadro il battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio e Leonardo

Andrea del verrocchio Angeli ( particolare)

Ho visto cose…

La luce del cielo stellato incorniciava i nostri baci

 e la luna danzava con i nostri corpi profumati dalle viole del prato.

 Maghi innamorati, per gioco, fecero cadere sul prato mille e mille stelle

  ed io vidi l’amore dell’universo brillare nei tuoi occhi.

Un universo liquido e nebbioso circondava la nostra barca

 e onde e gocciole fredde schiaffeggiavano lo scafo e i nostri volti.

 Dal buio degli abissi uscì all’improvviso un essere enorme

 che volò per qualche secondo su nel cielo.

 Un obelisco con ali seghettate su cui si intravedeva una grossa bocca

  e occhi piccoli abituati ad altre visioni.

Ma  non voleva inghiottirci,

 incuriosito voleva sapere chi disturbava il suo canto d’amore.

 Per due volte ancora ruppe le acque in questo suo  volo sognante,

 poi scomparve con la sua coda da sirena

nel freddo liquido che costudiva il suo canto.

Un ronzio di api ascoltavo tra i pinnacoli sulla cresta della montagna

milioni di api pensavo che si erano spinte fin lassù così per gioco

 o per vedere se c’erano fiori oltre alla pietra.

 Ma non erano api era un vento innamorato che si strusciava sulla roccia,

 e arpe cembali trombe viole e violini creavano suoni

che le montagne ascoltavano dall’inizio del mondo.

In una città magica costruita sull’acqua,

fatta di ricami e pizzi bianchi e colonne leggere di marmo

con loggiati bifore trifore muri candidi canali e barche

suoni allegri e profumi di mondi lontani, li ti incontrai.

Non ricordo se era un sogno oppure se tutto questo incanto era reale,

ma ricordo che tu mi dissi che ci eravamo conosciuti in un universo parallelo,

che da tempo immemore mi aspettavi in questo luogo magico

e che questa attesa si chiamava amore.

Enrico Garrou (16 settembre 2020)

Questa poesia in onore di Roy batty protagonista del film Blade Runner

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La bella addormentata

Mia dolce fatata creatura che dormi in un viale deserto,

solo fruscio di foglie e sussurri di angeli,

una luce sulla terrazza, alle finestre, portoni chiusi,

strade deserte, noi siamo perduti nelle pieghe del tempo,

non possiamo spostarci, tra noi silenzi

e televisioni accese per sapere se il nemico invisibile

sta per essere sconfitto o se continua a uccidere.

Dolce fatata creatura, svegliati dal sonno creato dalla cattiveria,

srotola per noi il tappeto di stelle,

facci sognare le luci scintillanti della città, la luna sui villaggi,

il chiacchierio della gente, il sorriso degli innamorati,

la neve in montagna, le passeggiate in riva al mare,

il profumo dei fiori, donaci la visione di una vita senza fine,

caccia il diavolo che avvelena i nostri sogni.

Portami su una gondola con la donna che amo,

fammi sentire il suo profumo, il sapore dei suoi baci,

ridonami l’allegria, i prati di viole,

fammi sognare guardando i papaveri fra il grano,

voglio camminare nel bosco e sentire il profumo della resina,

vedere i muschi, le epatiche le aquilegie,

il canto dei cardellini, il volteggiare tra i rami degli scoiattoli.

Svegliati bella addormentata, fa che i rovi scompaiano intorno alle nostre vite,

noi siamo coloro che sono stati allevati nel colore,

nella bellezza della natura, nel rumore della neve che cade,

nel fruscio del vento, nella pioggia, nella gioia dell’onda che si infrange.

Svegliati bella addormentata devi cacciare la signora con la falce,

devi cancellare il suo viso e ridarci il gioco, i sogni, i desideri: la vita.

Enrico Garrou (29/3/2020)

Fotografia di Federico Masnari.