il salto dei covoni

L’erba nei prati è alta. Il candore bianco che ha coperto per mesi il mio paese è diventato un verde intenso, costellato di fiori dai colori vivaci. Stiamo pranzando e mia madre mi chiede di andare nei prati, prima che le erbe vengano tagliate, a raccogliere semi di cumino. E’ il periodo della raccolta dei semi per preparare il Kummel. Costeggio il prato per non calpestare l’erba. Accarezzo quel verde, ammiro i colori, sento i profumi. Trovo facilmente piante di cumino in quanto hanno una infiorescenza ombrelliforme con tanti fiorellini bianchi e raccolgo molti semi. Per l’inverno mia madre agli ospiti potrà offrire oltre che il genepy e il serpillo anche il kummel. Il prato si arrampica sulla montagna.  La cosa che mi affascina di più guardando quel mare colorato di verde, di giallo, di arancione e di azzurro è il pensare che fra qualche giorno arriveranno uomini e donne e incominceranno a tagliare con una lunga falce l’erba. E’ un lavoro metodico, gli uomini avanzano salendo su per i prati e in maniera ritmica con ampi movimenti delle braccia alzano e abbassano la falce, uguale a quella che tiene tra le mani la Morte nei quadri, e l’erba tagliata alla base si ammassa al suolo. La falce nelle mani dei contadini fa pensare alla morte ma qui si tratta di vita. L’erba viene fatta seccare sul prato e poi accumulata in grossi covoni e in seguito portata a spalle nel fienile. L’inverno sarà dolce per le mucche che avranno cibo a volontà. Nella semi-oscurità della stalla il profumo del fieno farà loro ricordare l’estate, gli alpeggi, la libertà, le lotte per stabilire chi è la regina e ha quindi il diritto di guidare le altre nei pascoli alti. Ma a noi ragazzi quel prato ha un significato più profondo in quanto rappresenta il punto di incontro dei primi amori. Infatti passato qualche giorno dal taglio dell’erba, i contadini con grandi rastrelli la accumulano creando dei piccoli covoni di fieno alti circa un metro. Le donne faranno meno fatica a caricare, su appositi legni, il fieno per portarlo nei fienili nei giorni successivi. Quei covoni nei campi sono per noi ragazzi una magia. Nella notte si invita la ragazza che ti fa battere forte il cuore a fare una passeggiata lungo il sentiero che costeggia il prato. Si scherza ci si tiene per mano ma arrivati sulla sommità della collina e ascoltato per un attimo il canto del silenzio, si incomincia a correre verso valle a perdifiato; e mano nella mano si saltano i covoni. Naturalmente molti covoni vengono disfatti e immaginiamo già le urla dei contadini, le sgridate delle nostre mamme, ma con nella voce un fondo di invidia perché a loro non è più permesso di farlo. Ma dopo l’ultimo covone ci si lascia cadere nel fieno, gli occhi negli occhi, i fiordalisi sulla fronte della ragazza e le tue labbra subito che cercano le sue. La notte sui campi ti culla, percepisci Il profumo dell’erba, il profumo della ragazza, il battito forte del cuore e la luna, le stelle riempiono la tua mente e ti sembra di essere in paradiso. Anzi sei in paradiso, sei un signore grande che ha il mondo nelle mani, hai volato, hai pensato, hai baciato, hai provato a diventare adulto. E sai che il gioco dell’amore continuerà dopo quando il fieno verrà portato nei fienili per farlo seccare completamente e per stoccarlo. Li il giocare toccherà vette alte di ebbrezza: si va con le ragazze nel fienile si sale al piano superiore dove ci sono le balle di paglia e poi si salta giù nel fieno. E’ un grande tuffo sembra di tuffarsi nel mare, si affonda in quel morbido cuscino e subito dopo si cerca la compagna per un gioco condotto senza conoscere le regole con l’infinita ignoranza di cosa si deve fare. Non solo le labbra accarezzeranno altre labbra ma anche le mani proveranno piaceri strani, sentirai il vento nel tuo cuore e diventerai per qualche attimo il signore del creato. Non stelle in cielo, ma occhi da fissare, pelle bianca da accarezzare, provare il gioco sottile dei sentimenti, è una metamorfosi la tua e niente sarà più importante di questo nella tua vita, sei come la farfalla che esce splendente dal bozzolo e felice vola. A casa La mamma capirà tutto, perché il tuo maglione ha frammenti di fieno e sarà un po’ triste al pensiero di questo figlio che cresce. Questo mondo è bellissimo.

Ghigo di Praly, giugno 1966                                         Enrico garrou

Anni fa tutto accadeva in armonia con la natura. Adesso il mio mondo è cambiato. Per questo scrivo quanto ricordo della mia infanzia come testimonianza di un tempo finito.

9 pensieri su “il salto dei covoni

  1. Questi racconti mi piacciono davvero moltissimo…Un po’ perchè adoro la montagna, un po’ perchè rievocare le usanze di tanti anni fa da modo a noi più giovani di riscoprire la vita sana e genuina che c’era prima di tutta questa entropia tecnologica. Grazie per aver condiviso i tuoi ricordi!

    • Cara Myriam, scusa il ritardo nel risponderti. Sai amo ricordare la mia infanzia fatta di cose semplici ma meravigliose. Le montagne, i silenzi, le persone, il lavoro mi hanno insegnato la felicità, il sogno, la bellezza di questo mondo. Un abbraccio Enrico

  2. Avere il dono di una scrittura della memoria serve a non far morire i tempi che ci si son consumati addosso ed a ravvivare sempre le persone che ci hanno dato luce! Con vivo apprezzamento per le tue scritture!!
    paolo

  3. Grazie di cuore Paolo, è vero il ricordare è importante, specialmente se hai vissuto una infanzia felice. Ti sono grato per il tuo apprezzamento ai miei scritti e ti confesso che io sono rimasto incantato dai tuoi, e non lo dico per piaggeria. Un abbraccio

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