Il mio nome è Marsia

Mi chiamo Marsia e sono un satiro. Sono appeso ad un pino davanti alla grotta da dove nasce il fiume che prende il mio nome. Preciso: è la mia pelle e piccoli pezzi del mio corpo che sono appesi. Apollo, si proprio il dio Apollo, mi ha scorticato. Ed io che sono un semidio non posso morire fino a quando ci sarà qualcuno su questa terra che mi ricorda. Mi ha scorticato perché ho peccato di superbia. E’ questo che mi fa soffrire, il sapere di aver sbagliato. Ma lasciatemi raccontare cosa è successo prima di giudicarmi. Atena un giorno inventò uno strumento a fiato il flauto e prese a suonarlo. Il suono era meraviglioso e al termine di un banchetto su nell’Olimpo, Zeus pregò la dea di suonarlo. Atena accettò di buon grado, la musica era meravigliosa però Era e Afrodite si misero a ridere. Vi immaginate Atena come reagì nel vedere le due dee ridere di Lei? Come una furia lasciò il banchetto e prese a girare tra i boschi. Raggiunto un laghetto si sedette e si mise a suonare. Mentre suonava il suo sguardo si posò sulle acque e subito capì perché l’avevano derisa: per suonare il flauto le sue gote si gonfiavano e si riempivano di rossore. Il suo viso perfetto veniva deformato dal suonare quello strumento. Stizzita gettò a terra il flauto e ritornò sull’Olimpo. Io, il satiro Marsia, ebbi la sfortuna di trovarlo e incuriosito provai a suonarlo. Dopo vari tentativi la musica incominciò a diffondersi nella aria e le ninfe rimasero incantate dal suono melodioso che il flauto produceva. Vi confesso che ho dedicato molto tempo a quello strumento ma giorno dopo giorno diventai sempre più bravo e la musica si diffondeva melodiosa nei boschi. Gli uccelli smettevano di cantare, le bestie venivano ad ascoltare, il vento smetteva di soffiare, le fiere si ammansivano, le ninfe mi donavano baci e carezze dopo ogni esibizione. Ma quando si diffuse la voce che un satiro suonava melodie meravigliose gli umani presero a venire nel bosco per ascoltarmi, e maledetti loro, incominciarono a dire che suonavo meglio di Apollo, che la mia musica era divina e che rendeva reali i loro sogni. Io nella mia infinita superbia non smentii le loro parole, anzi credetti alle loro lodi e vi confesso, che sono ancora convinto di suonare meglio del dio. Apollo, saputa la cosa, venne sulla terra e mi sfidò in una gara musicale. Invece di rifiutare dichiarandomi subito sconfitto, accettai la sfida. Sfidare un Dio! Ma come ho potuto essere così superbo! Apollo dichiarò che se avessi vinto mi avrebbe portato sull’Olimpo innalzandomi al rango di dio, mentre se la vittoria fosse toccata a Lui avrebbe potuto fare di me ciò che voleva. Apollo decise che le Muse avrebbero decretato il vincitore. Suonai in maniera incantevole. Il suono della canna perforata raggiunse il sole colorò i sogni, le acque del fiume smisero di scorrere per ascoltare la mia musica, le nuvole scomparvero, la foresta tremò di gioia, le muse rapite gridarono il loro amore. Ma non uscii vincitore dalla sfida perché Apollo con la lira suonò in maniera celestiale, la sua musica si trasformò in magia e un incantesimo avvolse la terra. Le Muse non vollero decretare un vincitore. La sfida era finita in parità. Naturalmente Apollo non accettò il verdetto e decretò che ci sarebbe stata una seconda prova dove, oltre al suonare, i contendenti potevano anche cantare. IL mio destino era segnato, non poteva che essere Lui il vincitore. Non potevo suonare e cantare contemporaneamente con il mio flauto, mentre Lui accompagnò la musica della sua lira con un canto così soave da far piangere il cielo, e le orecchie delle ninfe e le orecchie dei satiri ascoltavano e nutrivano il suono e i petali dei fiori cambiarono di colore. Venni scorticato e a niente servirono i pianti delle ninfe, dei satiri, e dei fauni che chiedevano pietà al Dio. Dalle loro lacrime nacque il fiume che ora ha il mio nome: Marsia. Se passate presso il fiume percepirete la musicalità delle sue acque. E’ quello che rimane del mio corpo che produce queste note cristalline. Così volle il fato.

4 pensieri su “Il mio nome è Marsia

  1. Ciao Enrico,
    mi ha fatto piacere rinfrescarmi la memoria con questo mito. Bach ha dedicato al mito in questione uno dei suoi ” Concerti Brandeburghesi”.

    Grazie anche per la tua visita ! Ci si legge 🙂

    Renzo

    • Silvia, adesso ti confesso una cosa: ti adoro! Sei squisita con me, mi stimoli a scrivere, mi dici cose dolci. Grazie sei un tesoro. Sono felice di averti incontrata. Ciao dolce poetessa mi fai sognare.

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