Nascita della ninfa Anthea

L’incantatore pazzo, signore dei sogni e delle follie, un giorno, non sopportando il peso della solitudine si recò nella foresta incantata ed incominciò a fare mirabilie. Vennero I tassi e gli scoiattoli, vennero i cinghiali e gli ermellini, vennero i carabi signori della terra, vennero i serpenti capaci di grandi desideri, per osservare le sue follie. Lui fece cadere il rosso nel blu del cielo, rese trasparente il profumo dei fiori e costruì un altare di cristallo nel mezzo della radura. Subito arrivò il vento sul suo carro incantato, piegò le piante, si infilò nelle fessure, svegliò gnomi e fate e sibilando chiese a cosa serviva l’altare. L’incantatore spiegò che l’altare era per una ninfa così bella, ma così bella da offuscare il sole. Rise forte il vento e tutta la valle tremò, ma l’incantatore continuò il suo sogno. Venne il pastore della foresta ed ebbe la stessa risposta. Se ne andò borbottando, chinandosi ogni tanto per accarezzare i piccoli pini che crescevano, per sussurrare parole d’amore ai muschi, per parlare di sole alle foglie. Passarono i giorni, i mesi, e l’incantatore era sempre lì, fermo vicino all’altare con i piedi affondati nel terreno, i vestiti marci di pioggia, le membra secche come i rami degli alberi, santo in una foresta di santi, vibrante di magia, sudato come il peccato.

 Lei si autocreò rubando il pensiero che giorno dopo giorno le veniva srotolato dal sogno, succhiando l’amore che l’incantatore le donava. Bella, morbida come i desideri, leggera come le piume, stupita come le montagne, con la pelle bianca come la neve, gli occhi colorati come i boschi, i capelli pieni del nero del cielo, stellata come una calda estate. L’incantatore sorrise, l’aiutò a scendere dall’altare e le mostrò il creato. Ogni personaggio della foresta rimase incantato e lodò l’incantatore per quanto aveva creato. Le fate aumentarono il loro chiaccherio ammirate; i serpenti le vollero donare subito il frutto del peccato, gli gnomi cercarono sulla luna una pietra preziosa per farne un anello da metterle al dito, il pastore dei boschi le donò un vestito raffinato fatto con i licheni, il vento le portò il fruscio sottile dell’innocenza e le piante fecero una danza per coprire di riso le sue labbra. Ma il sole, il sole rosso d’amore, la volle tutta per se e afferratala per i capelli la portò sul suo carro e fuggì.

L’incantatore pianse forte e la sua malinconia era così grande che i fiori non aprivano più i petali e le farfalle non volevano più volare. Ogni mattina supplicava il sole di restituirle la ninfa ma questi era irremovibile e con la bella al fianco, si alzava in cielo sul suo carro d’oro.

Per giorni e giorni l’incantatore pazzo combattè contro i ricordi, contro le ossessioni, uccise i colori negativi, si avviluppò in quelli positivi, pianse, gridò e alla fine seppe. Uscì dal torpore gridò la sua gioia e incominciò a preparare l’incantesimo. Cancellò con spugne d’oro le stelle e la luna e creò un buio feroce che imprigionò il sole e così potè salire sul suo carro e riprendere il frutto del suo amore. Pianse il sole, pianse e chiese perdono all’incantatore. Gli fu concesso il perdono e il buio svanì. Le piante ripresero a parlare, gli animali a giocare, gli uomini a lavorare.

Lui porto la ninfa nella radura la baciò, le disse parole d’amore e entrambi non capirono più dove fosse il cielo e la terra, quale fosse il bene e il male, l’albero dell’amore coprì il cielo, alcune stelle caddero, il mare urlò forte e il vento fece crollare diverse montagne. La bella seppe di essere amata, seppe che l’incantatore era la sua vita e si addormentò felice.

Torino 6/3 /2014

Le ninfe erano bellissime ragazze che si dice terrorizzavano i viandanti che attraversavano i boschi. Ma alcune erano ninfe “buone” e donavano protezione e passione ai forestieri. Le più famose erano Callisto e la sorella Anthea. Il 23-3-1987 avevo scritto una poesia su un incontro tra la ninfa Anthea e un sognatore. Ho ripreso questa poesia e l’ho rivisitata per raccontare questa storia d’amore. E’ nato questo racconto giocato molto sulla musicalità delle parole in onore di Anthea.

6 pensieri su “Nascita della ninfa Anthea

    • Grazie sono felice che ti sia piaciuta questa mia fiaba. L’avevo scritta molto tempo fa sotto forma di poesia, poi l’ho ridotta e trasformata in racconto. Sai, amo i licheni, perchè sono formati dall’associazione di un fungo e di un alga, il primo atto d’amore della storia. Quelli appesi ai larici mi fanno ricordare mio padre che mi diceva che erano frammenti di vestiti delle fate, grande Papà. Un abbraccio

    • cara Bianca, pensa che questo è un sunto di un poema che avevo scritto anni fa, pubblicato in trecento copie per partecipare ad un concorso. Ho mantenuto la musicalità dei versi ed è nato questo racconto. Ti confesso che non mi dispiace come è venuto. Amo queste visioni dove un incantatore immagina in sogno la persona che poi amerà per sempre. Pensa che è uno dei primi lavori per il blog aperto da quindici mesi.Sei gentile grazie.

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