Fiaba

Tu così bella da far arrossire le stelle
Tu candida come i pensieri degli arcobaleni,
giochi nel blu che solo i desideri sanno creare,
crei la memoria dei sogni, sono bolle piene di luce
che cadono in quel latte pieno di stelle
in un nulla gioioso d’amore che sa di viole, di sole, di mare.
Come in una fiaba ti aspetto, so che un giorno ci incontreremo,
nel cielo apparirà la inimmaginabile bellezza del tuo sguardo,
aspetto i regali che mi farai, le gioie che mi donerai
non so se son baci o stelle o comete,
chissà con cosa colorerai i miei pensieri
forse coi colori degli iris o delle orchidee.
Il tempo si fermerà e nasceranno le idee
e le farfalle formeranno il nostro mondo
lo riempiranno di coralli, di pesci, di tartarughe,
di alberi che parlano attraverso suoni e magie,
tu incantatrice prenderai la mia anima,
la farai volare nel tuo pensiero pieno di prodigi
di suoni di sogno, di colori che hanno dipinto il cielo,
In un campo di papaveri la coccolerai con sussurri,
misteriosi sussurri, battaglie di fiori, tenerezze,
parole che sembra di toccarle, son perle di ricchi baci.
Enrico Garrou (25/1/2016)
Oleg Dou
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Evviva la fotografia II

Una grande amica, una grandissima fotografa, sue foto esposte in mostre all’estero, presentate in riviste come Photo Vogue. Donna affascinante e misteriosa si chiama Elisabetta Lucido, mi ha donato una sua foto. Le dedico molto modestamente questa poesia:

L’incantata leggerezza del desiderio

Silenziosa magia, circondata da aliti sommessi di piacere,
solo il rosso slanciato nel cielo
e quel centro nero, come una stella spenta,
la leggerezza dei pensieri, la mano tua nella mia, senza parole,
solo desideri sottili e delicati come i petali dei papaveri,
e poi il blu di un cielo che raccontava storie antiche
e i tuoi occhi che giocavano con il piacere,
creavano linee nel mio fantasticare.
Avrei voluto baciarTi, assaporare l’oppio delle tue labbra
ma i fiori, il cielo, le lame abbaglianti del sole e quel silenzio
non mi permettevano di giocare, non avrei potuto sopportare
un tuo rifiuto, tutto era tremendamente delicato,
così divino e quei papaveri che si trasformavano in farfalle
e il rosso che tatuava quel cielo di freschi sogni,
sogni senza rumori ma abitati da sole visioni:
si, il fremito delle sostanze avrebbero cancellato questo prodigio.
Enrico Garrou (16/7/2015)

Fotografia di Elisabetta Lucido11755205_1620630038199376_6744951153105717987_n