La neve, la danza

Festosa, la neve era caduta tutta la notte
e giaceva sulla terra, sui pini, sugli arbusti.
Ma il mattino aveva squarciato le nubi,
il sole faceva evaporare le ultime nebbie,
l’aria era fredda, cristallina e io danzavo sui miei sci
sollevando cristalli sognanti che ricadevano a terra senza rumore.
Due pettirossi volarono via dal ramo nudo di una betulla,
al mio passaggio, interrompendo il loro pensiero d’amore.
Ero l’espressione della gioia di un dio,
il sole riscaldava quel morbido fatato incanto
dai rami dei pini la neve accumulata
cadeva con un soffice sospiro,
erano scintillanti stelle che si adagiavano al suolo.
Mentre volavo sulla coltre bianca,
in quella magia, un ermellino si mise a danzare
e la danza creava i colori, colori che coloravano
quel candido mondo di verde, di azzurro, di grigio, di blu
creando un canto, un prodigio, una visione,
come il marrone del capriolo che in un attimo scomparve nel bosco.
Si, il mio era un volo delicato in un mondo di fate, di sogni,
di fiocchi di piume perse nel suono ovattato
della memoria ancora vedova del caldo dell’estate.
Enrico Garrou
Georgeji Moroz
M-681