Tu sei ovunque

Sei la danza che srotola tappeti di viole

perché possa stendermi sopra

e sdraiato sul dorso, guardare il cielo,

inebriandomi del profumo dei fiori di mughetto,

di gardenia, di lillà, di arancio, di limone.

Profumi che gli dei diffondono tra un cielo e l’altro,

creando suoni, parole, incantesimi.

Sei il colibrì che vola nella mia fantasia,

sei le mie ciglia che sbattono nel lago del mattino,

dove le stelle cadono per lasciare il posto

al colore delle orchidee, degli arcobaleni, delle pietre preziose.

Guidi il carro che trasporta le nuvole intorno ai sogni,

lo incendi col fuoco del desiderio,

per creare impresentabili incantesimi.

Ti nascondi nelle pieghe del vestito della lussuria,

che crea la magia del peccato,

dove la follia ha il tuo volto, dove un’isola

vola trasportandomi ai confini dell’azzurro,

laddove vengono costudite le mie parole d’amore.

Tu sei nel canto del vento tra i rami dei roseti,

a scompigliare i petali rossi delle rose,

avvamparli con squilli di nuovi desideri,

per diffondere pensieri sognanti di eterni amori.

Sei il sole che sorge e dona una rosa rossa all’alba,

la rugiada che dondola dagli steli del prato,

il raggio di luce che da forma alle magie appese alle nuvole,

la farfalla che ondeggia fra i vestiti dei fiori

e ruba loro il nettare, la bellezza, il suono indefinibile dell’incanto,

la polvere che mi fa volare in questo cielo,

dove gli angeli hanno la tua voce.

Enrico Garrou (2018)

Mi scuso per non aver presentato, per lungo tempo, su WordPress mie poesie, ma sono stato assorbito dalla stesura di un mio nuovo libro. Riprendo, dopo la pubblicazione, a scrivere poesie. Un abbraccio alle mie lettrici e lettori.

scultura del Canova: Amore e Psiche

Fiori

Milioni di anni fa sulla terra ci fu una esplosione che cambiò per sempre il pianeta rendendolo un paradiso: ci fu l’esplosione dei fiori e con loro il colore, il profumo, la bellezza, il sogno, la gioia. Le piante con i fiori si imposero rapidamente su tutte le forme di vita vegetale: erano nate le angiosperme e il fiore era il suo apparato riproduttore. Ho scritto una poesia sulla loro nascita e del colore.

 

Prima del sogno c’era il rosso dei vulcani, il bianco delle nevi,

il marrone delle terre emerse, il blu del mare e quel verde che tutto avvolgeva,

tutto ricopriva, verde di piante antiche in un mondo abitato da rettili, pesci, libellule.

Poi all’improvviso una magia e ci fu l’esplosione dei fiori

in un paradiso di colori fantasmagorici e tutto fu fiaba e incanto.

Arrivarono i gigli, le viole, le aquilegie, i papaveri, le rose, le orchidee

e con loro il mondo si popolò di insetti impollinatori, di farfalle, di colibrì,

animali dalle forme eleganti o bizzarre, bellissime,

innamorati di queste meraviglie nate dai sogni delle fate.

il sole li accarezzava e nutriva, le stelle sussurravano, ai loro petali, magie.

Con il passare del tempo i colori divennero sempre più sgargianti

il profumo sempre più seducente. Fu una esplosione immane

che donò alla terra l’anima e il respiro, la bellezza, il sorriso.

Tutto si trasformò, apparvero i sognatori, nacquero le emozioni, l’amore,

i sentimenti, la passione, i simboli, la purezza.

I fiori felici diventarono ancora più desiderabili, con vesti nuove

attraenti, vistose. Petali delicati, dalle forme più strane,

corolle incredibili e affinchè l’opera di seduzione fosse completa

produssero un liquido magico e inebriante: il nettare.

Il fiore, un apparato riproduttivo perfetto, aveva colorato la creazione.

Esistevano prima del nostro arrivo renderanno ancor più bella la terra

quando i nostri sogni si saranno spenti.

Enrico Garrou

Fiore Blu (arte digitale)

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Cantico

La tua bellezza gioca in questo cielo

su questa terra coperta di fiori,

abitata da dei, ninfe, sognatori, incantatori

poetesse, unicorni, colibrì dai mille colori.

Sei farfalla che vola nei miei sogni

popolandoli di desideri, magie, incantesimi.

la tua voce colora l’amore e l’arcobaleno,

ti vesto di carezze, di baci, di sospiri,

sfioro il candore dei tuoi fianchi,

mi perdo nella rosa rossa del tuo sesso,

I suoi petali sono labbra disegnate da incanti.

Sei dolce come l’uva matura,

deliziosa come le bacche del gelso.

Profumi di caprifoglio, di gelsomino,

giocano sulla tua pelle, inebriano il mio olfatto

lo riempiono di comete, di sfere colorate,

ed io mi perdo incantato, e non so capire

dove inizia il gioco, dover finisce la magia

poi tutto esplode e sono piume, coralli,

suoni, soli, giade, perle, parole, luce.

Dammi la mano, l’aurora sta per arrivare,

tu sei miele, tu sei la luce tu sei il desiderio, l’amore.

Enrico Garrou

Giorgia o’Keeffe

giorgia o' Keeffe (2)

Notte

Notte
Amami nei momenti in cui non ti sogno
quando il profumo dell’erba tagliata nei campi
sa di viole e fa da letto al nostro amore.
Amami quando le comete volano in cielo e creano fili rossi
di desiderio che avvolgono il mio pensiero.
Amami quando il prato è pieno di lucciole e canta l’assiolo,
riempimi di coccole, apri il tuo corpo al mio
sorridimi mentre divento un’onda di felicità
che ti travolge e ti trasforma in suono iniziale
prima del mondo, prima della forma, prima del cielo.
Sorridimi mentre ti racconto fiabe e il tuo cervello gioca
nel piacere e crea i nostri sogni, le parole, gli astri, gli arcobaleni,
e le labbra si scambiano tenerezze e allegrie,
sono tiepide e dolci fiori, farfalle sui deserti del corpo.
Amami e ferma il tempo, fammi credere
che non ho amato un ombra e che le gocce
che cadono nelle mie mani sono lacrime di gioia,
melodie che si impigliano nel mio cuore,
diventano visioni e rami pieni di fiori. Si, sono un dio
che ti dona orchidee, colori, astri, e il pensiero dei girasoli.
Enrico Garrou (26/11/2015)
Georgia O’ Cheffe

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l’angelo caduto

Quando l’angelo cadde sulla terra
non si senti alcun rumore,
solo fiori dai petali con le forme più strane
si sollevarono in aria e tutto fu pieno di profumo
e di colore. Ogni petalo un sogno,
ed io che lo vidi capii che era un angelica donna
ma poteva essere un uccello, o il mare o una cometa,
aveva lievi ali cosparse di polvere d’oro,
era un incanto, forse era venuto a rubare i miei sogni
o a incatenarmi ad una stella
per mangiarmi il cuore.
Magari voleva sussurrarmi qualcosa
un pensiero nascosto in una conchiglia,
Il fremito della bellezza, o storie di aurore e baci e sospiri,
oppure qualcosa per farmi ricordare l’amore,
che avevo provato per te e che adesso era visioni
o ricordi imprigionati in un sorriso.
Non si sentì alcun rumore quando cadde sulla terra
solo fiori volarono in cielo e i miei occhi si persero nei suoi
pieni di infinita dolcezza come quelli di madre
che allatta la sua creatura più bella e allora seppi
perché era caduto sulla terra: aveva il tuo volto,
inghirlandato di memoria avvolta nel sogno.
Enrico Garrou (6/7/2015)
Sandro Botticelli
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L’amico Claudio Marcello Capriolo, grande esperto di musica, il cui sito è: clamarcap.wordpress.com, mi ha di nuovo fatto dono di un mottetto di Tomás Luis de Victoria (1548-1611): Descendit angelus. Ascoltatelo è decisamente una  delizia. Grazie Claudio, di cuore.

Evviva la fotografia I

Inizio con questo articolo a presentare una serie di mie poesie che sono state ispirate da foto  scattate da amiche e amici. la prima fotografia è stata scattata da una persona a me cara Lucia Lorenzon, che anche lei scrive su WordPress.

Sottili magie
Chi sei, Tu che appari così con il colore dei fiori
dei papaveri, dei tulipani, delle viole,
un angelo che mi viene a trovare
perché mi deve annunciare un amore, una follia, una pazzia?
Ma non hai faccia, solo pensieri,
forse sei un guerriero che si copre del colore
per sconfiggere passioni e desideri?
Sei a cavallo di una nuvola
sai volare, la tua spada è affilata come il vento,
delicata come la pioggia,
sottile ma tagliente come un filo d’erba.
Si, forse sei un potente cavaliere.
Oppure un sogno, un sogno che è realtà,
un sogno colorato, Un sogno di stupore
un sogno che non muore, incapace di finire.
Ma no, fammi pensare,
forse sei la donna che non riesco a trovare
che si nasconde dietro a visioni di prati,
al volo delle farfalle, alla luce delle lucciole, alle comete,
capace di creare idee e segni divini, come le api,
creatrice di profumi, coi fiori dei rami di ciliegio.
Si, adesso ti riconosco, Tu sei la mia strega,
sei il sole che crea le stagioni,
sei quella che sa nascondersi nella corolla delle orchidee,
tatuata dai fili folli dei bachi di seta,
avvolta nei colori dei serpenti corallo.
Sei la sottile sfera che contiene tutti i suoni,
tutti i desideri, tutte le passioni, Tu sei l’allegria.
Enrico Garrou (12/7/2015)

fotografia di Lucia Lorenzon

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Una notte silenziosa

La dama vestita di sogni ha posato la mano
sulle mie palpebre e con dita tremanti
mi ha rubato gli occhi,
accompagnandomi nel ricamo del sonno.
Fiori opaline, che sembravano uccelli,
avvolgevano il mio pensiero con profumi,
uccelli che sembravano fiori,
vestiti di piume intarsiate nella giada,
cantavano con becchi d’oro,
pavoni aprivano gli occhi nel cielo,
e c’erano donne in abiti di seta e zaffiri
che ballavano coi capelli sciolti.
D’improvviso tutto spariva:
i fiori, le dame, gli uccelli, i colori,
nello specchio dell’anima c’era il tuo volto sognato,
come disegnato, con quegli occhi vasti,
da cui traggo, come un mago antico,
covate di stelle e sorrisi fatti di arcobaleni,
una visione incoronata da viole e gelsomini.
Un filo ci legava nel giardino dei desideri,
labbra tremanti si sono avvinghiate
in baci di fiamma; singhiozzi d’argento
si perdevano sui tuoi candidi seni,
mentre raccoglievo sogni
tra il candore delle tue cosce.
Poi l’aurora, un esercito di raggi
a danzare sul mio viso, ed ero sveglio
ma ricordavo di averti chiesto di venire via,
di lasciare il sogno, ma sei rimasta li,
senza parlare, prigioniera di una notte silenziosa.
Enrico Garrou (12/5/2015)

Gustav Klimt
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Leda e il cigno divino

Dormivo felice, giocando nel sogno, cullata dal canto dell’acqua
quando fui svegliata da piume bianche, candide
e ali di cigno e profumo di ambrosia che mi stordiva.
Si era un cigno quello che si era posato sul mio corpo
per sfuggire ad un’aquila che volava in cielo,
il suo collo delicato mi accarezzava amorosamente i seni,
le spalle, il viso, il suo petto sul mio
e quel piumaggio folle mi faceva fremere di piacere,
le mie cosce accarezzate da quel bianco potere, tremanti si aprirono.
Il suo becco proteso verso il mio volto con voce melodiosa
fece piovere parole nel cuore: “io sono Zeus” e il paradiso mi accolse.
Sbocciarono fiori sui meli, girasoli chinarono il capo
lui era il tempo e il sospiro infinito, goccia di sogno,
raggi divini danzando popolarono il mio essere,
e quando il cigno ebbe placato la sua fame d’amore
volò via lasciandomi sognante,
mentre una notte azzurra copriva i miei fianchi.
Enrico Garrou (24/1/2015)

La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di Leda, si trasformò in un cigno e si accoppiò con lei sulle rive del fiume Eurota

 

Dipinto cinquecentesco da un originale di  Michelangelo 1530 Londra, National Gallery

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