Primavera

Il prato era tappezzato di margheritine,

candide come i nostri pensieri d’amore.

Tutto era gioia intorno a noi,

che sdraiati, gli occhi negli occhi,

intrecciavamo pensieri che si accarezzavano sognanti.

Tutto era colore Intorno a noi

i gialli, i rossi, i verdi, i blu, un arcobaleno di colori

In lotta continua per emergere

per raccontare il gioco della vita.

Fiori rosa di camelie si trasformavano in farfalle e danzavano felici

nei nostri cuori dipinti con l’azzurro dei pavoni, dei laghi,

fiori di forsizie come gialli topazi diventavano languide carezze,

mentre il rosso dei fiori dei pruni incendiava i nostri sensi.

E poi i lilla, gli arancioni, il bianco dei fiori degli agrumi

per il candore dei nostri baci,

il viola dei ciclamini per cancellare i pensieri dei nostri peccati.

Si, il prato era tappezzato di margheritine bianche

E noi eravamo sospesi in un miracolo

creato da maghi incantatori, avvolti dalla polvere d’oro delle parole sussurrate,

dai canti degli usignoli, incantati dalle carezze delle fate,

dai sospiri del vento, dai profumi dei sogni,

con le labbra assetate del miele del sole.

Enrico Garrou

Gustav Klimt

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La neve, la danza

Festosa, la neve era caduta tutta la notte
e giaceva sulla terra, sui pini, sugli arbusti.
Ma il mattino aveva squarciato le nubi,
il sole faceva evaporare le ultime nebbie,
l’aria era fredda, cristallina e io danzavo sui miei sci
sollevando cristalli sognanti che ricadevano a terra senza rumore.
Due pettirossi volarono via dal ramo nudo di una betulla,
al mio passaggio, interrompendo il loro pensiero d’amore.
Ero l’espressione della gioia di un dio,
il sole riscaldava quel morbido fatato incanto
dai rami dei pini la neve accumulata
cadeva con un soffice sospiro,
erano scintillanti stelle che si adagiavano al suolo.
Mentre volavo sulla coltre bianca,
in quella magia, un ermellino si mise a danzare
e la danza creava i colori, colori che coloravano
quel candido mondo di verde, di azzurro, di grigio, di blu
creando un canto, un prodigio, una visione,
come il marrone del capriolo che in un attimo scomparve nel bosco.
Si, il mio era un volo delicato in un mondo di fate, di sogni,
di fiocchi di piume perse nel suono ovattato
della memoria ancora vedova del caldo dell’estate.
Enrico Garrou
Georgeji Moroz
M-681