Adamo ed Eva

All’inizio un silenzio e un tremolio di stelle nel cielo,
poi labbra, tremanti come petali di fiori aperti,
labbra umide di desideri che sanno di miele e di gioia
e mani che giocano con le comete, con il piacere,
creano ghirigori nei boschi di coralli,
sono voli di farfalle in mondi incantati e creano
parole, son fate sussurranti idiomi d’amore,
pazze di meraviglia, di prodigi, di magie.
Infine quel vento caldo, nato nei deserti ricchi di miraggi,
che soffia nei nostri campi di papaveri e fiordalisi,
vento che solleva il desiderio e il sogno,
e crea tatuaggi d’oro laddove si nasconde la passione
e avvolge nell’incantesimo di un abbraccio
noi angeli innamorati e ci fa volare
su un magma rosso di incantata delizia,
un sol corpo o mille persi in un limbo
lungo i confini dell’anima, di un paradiso
dove ballano gli astri e i fiori di ciliegio si nutrono di musica,
bolle scoppiano liberando sfere colorate, che umettano l’aria
di pensieri celesti, visioni, sospiri, tremori.
Enrico Garrou
Masaccio
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14 febbraio

A tutte le amiche e gli amici di WP, che sanno ancora sognare, una poesia della Gioconda Belli, accompagnata da un deliziosa immagine creata dalla bravissima Lucia Lorenzon. Felice  San Valentino, portatrici e portatori di sogni.

I portatori di sogni
Tutte le profezie raccontano
Che l’uomo creerà la propria distruzione.
Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova
Hanno anche generato una stirpe di amatori e sognatori;
uomini e donne che non sognano la distruzione del mondo,
ma la costruzione di un mondo pieno di farfalle e usignoli.
Già da bambini erano segnati dall’amore.
Al di là delle apparenze quotidiane
conservavano la tenerezza e il sole di mezzanotte.
Le madri li trovavano piangenti per un uccellino morto
e più tardi trovarono anche molti di loro
morti come uccellini.
Questi esseri convissero con donne traslucide
e le resero gravide di miele e figli nutriti
da un inverno di carezze.
Fu così che proliferarono nel mondo i portatori di sogni
ferocemente attaccati dai portatori di profezie
che annunciano catastrofi.
Li hanno chiamati illusi, romantici, pensatori di utopie,
hanno detto che le loro parole sono vecchie
– e in effetti lo erano
perché antica è la memoria del paradiso nel cuore dell’uomo –
gli accumulatori di ricchezze li temevano
e lanciavano eserciti contro di loro,
però i portatori di sogni tutte le notti facevano l’amore
e continuava a germinare il loro seme nel ventre di quelle
che non solo portavano i sogni ma li moltiplicavano
e li facevano correre e parlare.
In questo modo il mondo generò nuovamente la propria vita
così come aveva generato quelli
che inventarono il modo di spegnere il sole. –
I portatori di sogni sopravvissero ai climi gelidi
ma nei climi caldi quasi sembravano sbocciare
per generazione spontanea.
Forse le palme, i cieli azzurri, le piogge torrenziali
avevano qualcosa a vedere con questo,
la verità è che come laboriose formichine
questi esemplari non smettevano di sognare e di costruire bei mondi,
mondi di fratelli, di uomini e donne che si chiamavano compagni,
che insegnavano l’uno all’altro a leggere,
si consolavano nelle morti
si curavano e aiutavano fra loro, si volevano bene, si appoggiavano
nell’arte di amare e nella difesa della felicità.
Erano felici nel loro mondo di zucchero e vento
e da ogni parte venivano a impregnarsi del loro alito
e dei loro sguardi luminosi
e in ogni direzione partivano quelli che li avevano conosciuti
portando sogni
sognando profezie nuove
che parlavano di tempi di usignoli e di farfalle
in cui il mondo non sarebbe finito in un’ecatombe
ma, al contrario, gli scienziati avrebbero progettato
fontane, giardini, giochi sorprendenti
per rendere più gioiosa la felicità dell’uomo.
Sono pericolosi – stampavano le grandi rotative
Sono pericolosi – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Sono pericolosi – mormoravano gli artefici di guerra
Bisogna distruggerli- stampavano le grandi rotative
Bisogna distruggerli – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Bisogna distruggerli – mormoravano gli artefici di guerra.
I portatori di sogni conoscevano il loro potere
e perciò non si sorprendevano.
E sapevano anche che la vita li aveva generati
per proteggersi dalla morte annunciata dalle profezie.
E perciò difendevano la loro vita anche con la morte.
E perciò coltivavano giardini pieni di sogni
e li offrivano in dono con grandi nastri colorati;
e i profeti dell’oscurità passavano notti e giorni interi
controllando tutti i passaggi ed i sentieri,
cercando quei carichi pericolosi
che non hanno mai potuto intercettare,
perché chi non ha occhi per sognare
non vede i sogni né di giorno né di notte.
E nel mondo si è scatenato un gran traffico di sogni
che i trafficanti della morte non riescono a bloccare;
e dappertutto ci sono quei pacchi con grandi nastri colorati
che solo questa nuova stirpe di veri esseri umani può vedere
e i semi dei loro sogni non si possono scoprire
perché sono racchiusi in rossi cuori
o in ampie vesti di maternità
dove i piedini sognatori caprioleggiano
nei ventri che li portano.
Dicono che la terra dopo averli partoriti
scatenò un firmamento di arcobaleni
e soffiò fecondità nelle radici degli alberi.
Noi sappiamo solo che li abbiamo visti
Sappiamo che la vita li generò
dalla morte che annunciano le Profezie.
Gioconda Belli
Lucia lorenzon
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La caduta degli angeli ribelli

La caduta degli angeli ribelli
Ed ecco il quarto quadro per rendere sempre più accattivante il mio museo immaginario. Un quadro impegnativo un quadro di vittoria del bene sul male. Un quadro di speranza in questo mondo così deturpato dalla cattiveria dell’uomo. La Caduta degli angeli ribelli è un dipinto a olio su tavola (117×162 cm) di Pieter Bruegel il Vecchio, datato 1562 e conservato nel Museo reale delle belle arti del Belgio di Bruxelles. Bruegel attinse al repertorio boschiano, dimostrando di conoscerlo bene, per realizzare questo capolavoro, ma lo utilizzò per comporre un messaggio figurativo diverso, più razionale e moderno nella disposizione sulla superficie della tavola creando un inestricabile groviglio di corpi, oggetti e animali. Nella tela sono visibili gli angeli stilizzati secondo i canoni della tradizione medievale; sotto di loro si stende invece una massa confusa di mostri e rettili che invade letteralmente la scena, suscitando repulsione e ammirazione negli occhi dello spettatore.

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Nel dettaglio al centro, nella metà superiore del quadro la luce divina del paradiso, disegna un semicerchio chiarissimo, e da qui le schiere celesti si lanciano per sconfiggere il male, rappresentato dagli angeli ribelli che, precipitando verso l’inferno, si trasformano in orribili mostri. In alto a sinistra vediamo angeli che suonano la tromba: sono le trombe del Giudizio Universale che annunciano la battaglia finale.

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Al centro della scena Michele Arcangelo, con l’armatura, lo scudo crociato e la spada, si scaglia contro il drago dell’Apocalisse, il primo degli angeli ribellatasi a Dio e divenuto il suo grande avversario: Satana. San Michele è l’unico angelo che combatte con l’armatura splendente e con un mantello che lo indentifica come capo degli eserciti celesti; il suo aspetto esile rimanda alla forza che è data da Dio.

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A lato destra: anche nelle schiere infernali c’è una struttura organizzata: un essere dal corpo seminudo soffia potentemente dentro una tromba per incitare la battaglia. La mostruosità morale dei demoni si riflette in tutta la loro deformità fisica, ottenuta fondendo con estrema fantasia pezzi fuori scala di vari esseri: rettili, insetti, molluschi, anfibi, mammiferi, vegetali. Ma se per Bosch i mostri sono sempre protagonisti secondari, Bruegel li mette in risalto. Spicca al centro una figura con ali di farfalla, che copre addirittura il mostro apocalittico: forse, visto anche il suo volo in risalita, si tratta di un’allusione a come anche il peccato possa essere attraente. La distinzione tra paradiso e inferno è data dalla contrapposizione luce/ombra resa con una spettacolare gamma cromatica. Grande attenzione è riservata alla resa dei dettagli e dei vari materiali, dalle setose vesti degli angeli, alle lucide squame dei demoni

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