“Il polittico dell’Agnello Mistico” capolavoro di Jan e Huberth Van Eyck .

Ritornato da un viaggio in una terra incantata: ”Le Fiandre” ho deciso di iniziare a raccontare parte delle meraviglie che ho potuto ammirare. La prima meraviglia è un quadro. Presenterò nel tempo un mio museo immaginario.
Il primo quadro che vado a presentare è un capolavoro assoluto: “Il polittico dell’agnello mistico” detto anche Pala di Gand. E’ un dipinto monumentale, eseguito tra il 1426 e il 1432, ad olio su tavola, da Jan Van Eyck (1380-1441), ma forse iniziato dal fratello più anziano Hubert, su incarico di Josse Vijd, ricco uomo d’affari, diventato poi borgomastro di Gand, che lo volle per la sua cappella funeraria, posta nel deambulatorio della cattedrale, commissionato il 6 maggio 1426. Il capolavoro fu terminato nel 1432 nella Cattedrale di San Bavone, a Gand dove è tuttora ubicato. Il pittore tedesco Albrecht Durer descrisse l’opera come: “Immensamente preziosa e stupendamente bella”. La tecnica del colore a olio, perfezionata proprio da Jan Van Eyck e ripresa dai suoi seguaci, ha permesso la creazione di effetti di luce e di resa delle superfici mai viste prima: siccome i colori asciugavano molto lentamente era possibile procedere a successive velature, cioè strati di colore traslucidi e trasparenti, che rendevano le figure brillanti e lucide, permettendo di definire la diversa consistenza delle superfici fin nei più minuti particolari. Il titolo del quadro si ricollega all’agnello pasquale del nuovo testamento, che per il cristianesimo è il figlio di Dio: Gesù Cristo. Isaia circa duecento anni prima degli avvenimenti in esame, così lo descrive: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Giovanni Battista lo chiama “agnello”, quando Gesù si presenta presso il Giordano per ricevere il Battesimo. Questo polittico ha subito peripezie incredibili si pensi, tra l’altro, che la tavola centrale fu portata via da Napoleone, in seguito il polittico fu sequestrato da Hitler, che lo fece portare in una cava di sale, ma sempre è ritornato a Gand, tranne un pannello rubato nel 1934, quello dei giudici buoni, non più recuperato e sostituito con una copia.
Descrizione:
Aperto il polittico, appare la rappresentazione del Paradiso: nella parte alta, in centro, contro uno sfondo di aureole dorate, c’è Dio Padre in trono che ha il volto del Figlio, ai lati siedono la Vergine e San Giovanni Battista. Ai lati la corte angelica è rappresentata da straordinari Angeli, musici e cantori e nei pannelli estremi sono rappresentati i Progenitori, Adamo ed Eva. La bellezza delle immagini di queste tavole è assoluta, esaltata dalla resa materica dei tessuti preziosi e dei gioielli, e dalla luminosità dei colori, stesi con magistrali strati di velature. Nella zona inferiore del polittico, al centro c’è la grande tavola con l’Agnello Mistico, Immolato sull’altare, il sangue viene raccolto in un calice come simbolo di redenzione dell’umanità, in alto la colomba dello Spirito Santo irradia i raggi solari della grazia divina. Intorno deliziosi angeli lo incensano e intonano inni, su un tappeto di erbe e di fiori una fontana getta acqua purissima, di rugiada, acqua battesimale, intorno ad essa sono inginocchiati i profeti e gli apostoli, mentre su questa terra redenta avanza dai quattro angoli del mondo una umanità festante verso l’altare: ecco le Vergini, i Santi Vescovi e Confessori, i Martiri, i Patriarchi e i Papi. Sui due pannelli di sinistra troviamo i buoni giudici e i cavalieri di Cristo, a destra gli Eremiti e i Pellegrini. Quando il polittico è chiuso si trovano al centro san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista, e ai lati i committenti: Joos Vijdt e la moglie Lysbette Borluut, inginocchiati ed in adorazione.

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Evviva la fotografia III

Sono rimasto affascinato da alcune foto di Francesco Marchetti sul volo degli aquiloni. Una sua foto intitolata: “La scala per il paradiso” mi ha ispirato questa poesia:

Il gioco, il sogno, il desiderio

In questa notte calda trafitta da lame di stupore,
in questo strano mondo che non esiste
al di la del tempo, della parola, del miracolo,
hai squarciato le tenebre e il tuo volto era il mio desiderio,
le tue parole si sono arricciate sulla mia pelle
sono diventati cuori, prodigi, allegria.
Vorrei baciarti senza chiedere perdono a nessuno,
vorrei nuotare, con te, felice nel cielo come le farfalle, come le nuvole,
perdere il nome, gli anni, la carne, la memoria, solo pensieri.
Popola con me questo gioco infinito,
amami su un letto di sognanti cristalli
e io ti abbraccerò senza toccarti e ti racconterò cose
che nemmeno gli gnomi possono percepire,
conosco visioni che nessun altro uomo può donarti
creerò un sogno che solo i bachi da seta sanno costruire.
Ti parlerò dei costruttori di magie che hanno creato i tuoi seni,
dei poeti che hanno cantato i tuoi fianchi,
dei fiori di aquilegia, coperti di polvere di luna,
che hanno creato la tu pelle.
Danzeremo come astri nel cielo e ti coprirò di colore, di miele,
di polline e pagliuzze d’oro, saremo uniti come i profumi dei gelsomini
sarà un amore che dondola nel nulla, che si può cancellare.
Tremante perché perfetto, eterno come il pensiero.
Enrico garrou (23/7/2015)
“La scala per il paradiso” foto di Francesco Marchetti

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