Evviva la fotografia II

Una grande amica, una grandissima fotografa, sue foto esposte in mostre all’estero, presentate in riviste come Photo Vogue. Donna affascinante e misteriosa si chiama Elisabetta Lucido, mi ha donato una sua foto. Le dedico molto modestamente questa poesia:

L’incantata leggerezza del desiderio

Silenziosa magia, circondata da aliti sommessi di piacere,
solo il rosso slanciato nel cielo
e quel centro nero, come una stella spenta,
la leggerezza dei pensieri, la mano tua nella mia, senza parole,
solo desideri sottili e delicati come i petali dei papaveri,
e poi il blu di un cielo che raccontava storie antiche
e i tuoi occhi che giocavano con il piacere,
creavano linee nel mio fantasticare.
Avrei voluto baciarTi, assaporare l’oppio delle tue labbra
ma i fiori, il cielo, le lame abbaglianti del sole e quel silenzio
non mi permettevano di giocare, non avrei potuto sopportare
un tuo rifiuto, tutto era tremendamente delicato,
così divino e quei papaveri che si trasformavano in farfalle
e il rosso che tatuava quel cielo di freschi sogni,
sogni senza rumori ma abitati da sole visioni:
si, il fremito delle sostanze avrebbero cancellato questo prodigio.
Enrico Garrou (16/7/2015)

Fotografia di Elisabetta Lucido11755205_1620630038199376_6744951153105717987_n

49 pensieri su “Evviva la fotografia II

  1. Adoro i papaveri: delicati, eppure fortissimi sotto il sole cocente nei campi di grano e sui bordi delle strade. Quando li guardo, mi avvolge una sensazione di pace, una sorta di benefica scaramanzia 🙂
    Ciao
    Sid

    • Mi grazie, sai anche io adoro i papaveri e questa foto è bellissima. Quel rosso che si lancia nel cielo e quel nero al centro del fiore che fa da contrasto. Un momento di assoluto piacere che nessuno poteva rompere con parole. Un caro abbraccio

  2. Ciao, Enrico. Fra poco (giovedi’ prossimo, partenza..) io saro’ a Torino. Io la chiamo “la città della storia”, dalla “augusta taurinorum” romana, al regno sardo piemontese, all’unità d’italia (che ebbe anche Torino capitale). Ciao 🙂

    Marghian

    • Marghian , sei venuto a Torino? Mi spiace ma ero in Toscana altrimenti ti avrei incontrato volentieri. Si, puoi fare moltissime foto è una città molto viva e interessante.E’ cambiata moltisimo negli ultimi vent’anni, prima era una città industriale, grigia, adesso si è votata al turismo ed ha cambiato volto. Un caro saluto

    • Enrico…ed io ti autorizzo a darmi qualche tiratina di orecchi..non ricordavo mica, li’ a Torino, che un mio amico e’ di li’…asinello che non sono altro… Si’, Enrico, ho notato i cambiamenti della città. Ci venni diverse volte negli anni ’70, alcune volte negli anni ’80 e ’90,ed una volta nel 2007: quasi come se ci avessi vissuto per anni, tanto ricordo bene i particolari della città e della sua gente.

      Sono salito sulla Mole antonelliana, ho visitato li’ dentro il museo del cinema, ho rivisto il museo egizio- con il suo nuovo allestimento-, e rivisto il Palazzo Reale- questa volta pero’ solo dall’esterno, le grandi piazze,e il Valentino. Sicuramente c’e tanto altro , che mi manca da vedere. Ciao 🙂
      p.s., “ciao Marghian..sono Enrico..”. Immagina il piacere che avrei provato se, casualmente, ci fossimo incontrati.

      Marghian

  3. L’occasione non manchera’, perche’ tra un anno, massimo due, andro’ nuovamente a Torino (come ti ho spiegato, ho dei parenti e li’ sono di casa).
    Una curiosità: “Torineddu”, “la piccola Torino”, e’ il sporannome del mio paese, come vi ho scritto in un comemnto nel mio post. E’ un appellativo ironico, essendo i miei paesani noti in tutta la Sardegna per la spavalderia. Ciao Enrico 🙂

    • Gia’, Enrico, ci sta’..”Torineddu”, con la “o”. A proposito di “turineddu”, noi sardi abbiamo una parlata simile al siciliano, nella Gallura e a Sassari, che stanno nel Nord della Sardegna. Ti faccio un esempio: “Antuneddu mi’ antuneddu de lu me’ cori, tuttu lu mundu si lagna, mellu mortu ti ulia, che bandidu a la campagna..” (da una antica nenia che parla di una mamma che piange per il suo figlio bandito, alla macchia). Non sembra siciliano? E’ invece sardo gallurese, che e’ praticamente un dialetto italiano. Il mio dialetto ed il dialetto Nuorese- che i Nuoresi ed i Saardi dell’entroterra chiamano non senza orgoglio “Sa Limba” (“La.Lingua sarda per eccellenza) si discostano parecchio dall’Italiano. Ciao 🙂

      Marghian

      • Marghian caro, grazie per la precisazione e la spiegazione approfondita. Un abbraccio, per due settimane vado in Belgio a visitare le Fiandre, ci sentiremo al mio ritorno. Un abbraccio

    • Manuela sei una persona deliziosa, grazie infinite per le tue lodi sono una danza di farfalle nel mio cuore. Sono in viaggio nelle Fiandre e non riesco a seguire bene WP. Ho visto luoghi incantati come Brugge, Ghent, Anversa. Quando ritornerò avrò da scrivere nuovi sogni che ho fatto in queste città. Un bacio cara Manuela e grazie

  4. Grazie Enrico sei gentilissimo, sei un poeta anche quando non scrivi poesie… e proprio dentro di te, il saper volteggiare elegantemente sulle parole riuscendo con le tue poesie a toccare la sensibilità e il cuore di noi che ti seguiamo ogni post a bocca aperta rapiti dai tuoi sogni. Buone vacanze<3 a prestissimo

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