Angeli

L’angelo visionario
Ci sono rose nel cielo, esplosione di colori,
e petali che volano: son farfalle, visioni,
cadono sulla terra, diventano fiori
gialli, rosa, rossi, blu, celesti, marroni,
prendono forma e per prodigio sono uccelli
dalle piume con le forme più strane,
allungate, arricciate, ovali, volano in cielo
si tramutano in bolle di pensieri,
salgono, si trastullano, trasportano profumi
ma un sole sognatore le fa esplodere,
libera aromi, sono parole d’amore,
sogni cesellati nell’oro che la magia
di maghi incantatori converte in gioielli,
ametiste, giade, rubini, smeraldi, cristalli e
un angelo visionario li trasforma in lucciole,
è la poesia, il gioco del prato, la musica che sale in cielo
avviluppa la luna , la rende pazza d’amore
e lei gioca con il mio e il tuo cuore.
Enrico Garrou (26/5/2015)

Osvaldo Licini

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L’angelo che sogna
Pittori, creatori di visioni, hanno tatuato l’aria
attraverso sussurri e magie fissatrici,
ecco la forma che riempie lo spazio:
Lei ha gli occhi che allevano i sogni,
I fianchi morbidi come frutta, seni che sono mele,
un incanto da affidare all’arte sottile
dei maghi della scultura, per dare volo
a questo sogno, riempirlo di mistero,
farlo diventare fremito di cose materiali.
Un prodigio il suo corpo che danza felice,
è il fremito della musica che si solleva su ali azzurre
l’azzurro dei pavoni, l’azzurro dei laghi, dell’ametista,
e scivola lungo i desideri delle orchidee e dei gelsomini.
La danza diventa poesia, storia, vegetazione,
fiori, arcobaleno, idiomi, ambra, gemme
il cielo si incanta, si colora dei colori del fuoco,
Lei è l’amore il suo bacio è piacere,
il suo riso, creatore di perle, sa far innamorare le stelle.
Enrico Garrou (21/5/2015)

Osvaldo Licini

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Una notte silenziosa

La dama vestita di sogni ha posato la mano
sulle mie palpebre e con dita tremanti
mi ha rubato gli occhi,
accompagnandomi nel ricamo del sonno.
Fiori opaline, che sembravano uccelli,
avvolgevano il mio pensiero con profumi,
uccelli che sembravano fiori,
vestiti di piume intarsiate nella giada,
cantavano con becchi d’oro,
pavoni aprivano gli occhi nel cielo,
e c’erano donne in abiti di seta e zaffiri
che ballavano coi capelli sciolti.
D’improvviso tutto spariva:
i fiori, le dame, gli uccelli, i colori,
nello specchio dell’anima c’era il tuo volto sognato,
come disegnato, con quegli occhi vasti,
da cui traggo, come un mago antico,
covate di stelle e sorrisi fatti di arcobaleni,
una visione incoronata da viole e gelsomini.
Un filo ci legava nel giardino dei desideri,
labbra tremanti si sono avvinghiate
in baci di fiamma; singhiozzi d’argento
si perdevano sui tuoi candidi seni,
mentre raccoglievo sogni
tra il candore delle tue cosce.
Poi l’aurora, un esercito di raggi
a danzare sul mio viso, ed ero sveglio
ma ricordavo di averti chiesto di venire via,
di lasciare il sogno, ma sei rimasta li,
senza parlare, prigioniera di una notte silenziosa.
Enrico Garrou (12/5/2015)

Gustav Klimt
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Canzone per te, amore mio, ovunque tu sia.

Prima la danza del tuo sorriso
Il bianco dei denti,
il rosso delle labbra, che incanto!
Adesso i tuoi occhi mi guardano, ridono
creano arabeschi di pura follia,
sto volando, ci sono le stelle ,
una luna enorme arancione e mille luci,
un arcobaleno, uno scoppio di desideri nei miei pensieri,
e i colori che giocano, si inseguono, ma quanto ti amo,
mi viene voglia di assaggiarti,
di coccolarti, di baciarti, mio cielo,
mio assoluto piacere, mia grande visione.
Poi i tuoi sussurri, che pazzia mi riempie il cervello
mi fa tremare di gioia e chi se ne frega se fuori piove,
io qui sono immerso nel sole
sei così dolce, ma chi ti ha inventato,
sei le viole nei prati, sei un sospiro d’amore,
la luce di mille lucciole innamorate,
sei la visione di un grande pittore.
Tu sei mia perché così era scritto all’inizio del mondo,
io sogno, sogno le fate, le streghe,
gli incantatori, i danzatori, la magia.
Si, sei tu la mia infinita gelosia,
la mia infinita pazzia, la mia poesia.
Enrico Garrou (7/5/2015)

Mariska Karto

mariska karto

 

 

Danae

Imprigionata in una torre di pietra,
la sessualità negata così come il pensiero,
c’era solo il canto degli usignoli a raccontarmi fiabe,
quando, in un caleidoscopio di colori,
vidi oro scendere dal cielo: era un raggio di sole,
una ragnatela di sottili fili dorati, delicati fiori.
Una pioggia di gocciole d’oro scivolava
sulla mia pelle, sul mio sesso,
un gioco di fantasie, un paradiso di passione,
note celesti si rincorrevano nella mia mente,
una voce sussurrava il mio nome
solo un dio poteva farmi toccare le stelle.
Inarcai il mio corpo nudo,
ero l’ape piena di sogni, la viola, la follia
e latte e miele cadevano nel pozzo dei miei desideri,
poi l’estasi esplose, palpitante come un gioco
anteriore alla musica, alle parole.
Uscii dal sogno, tremante come i fiori nei campi
quando passa un vento leggero,
felice, nel mio corpo viveva il dono del Dio.
Enrico Garrou (1/5/2015)

Danae, figlia di re Acrisio di Argo e di Euridice, era la madre di Perseo che ebbe da Zeus. La leggenda racconta che il re Acrisio contrariato dalla mancanza di un erede maschio, si rivolse all’oracolo per chiedere se le cose sarebbero cambiate. L’oracolo gli predisse che avrebbe avuto un erede da sua figlia ma che da lui sarebbe stato ucciso. Per questo il re fece imprigionare la figlia in una torre, ma Zeus andò da lei in forma di pioggia d’oro e la ingravidò. Poco dopo nacque suo figlio Perseo. Infelice, ma deciso a non provocare l’ira degli dei uccidendo la sua discendenza, Acrisio abbandonò i due in mare e dopo una serie di peripezie madre e figlio raggiunsero l’isola di Serifo, dove trovarono ospitalità e li Perseo fu allevato. Purtroppo la profezia si avverò perché accidentalmente Perseo uccise il nonno in una gara di giavellotto a Larissa dove si svolgevano giochi atletici. Ho raccontato in questa poesia il momento in cui Giove, sotto forma di una pioggia d’oro ingravidò Danae.

Gustav Klimt

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