Storia di Io

Bellissima e tragica la storia della ninfa Io concupita da Giove. Una mia poesia:

Era il cielo che parlava, mi sussurrava parole d’amore,
giocava sottilmente con le mie emozioni, con i miei desideri,
ma non era voce umana quella che accarezzava i miei sensi,
era come il canto dell’acqua, o come il chiaccherio delle api,
no, forse era la voce armoniosa del vento
quando accarezza i fiori dei prati.
Ero incantata, la mia mano inavvertitamente sganciò la fibula
che sosteneva il mio peplo bianco, e io mi trovai nuda,
la voce mi lusingava e io seppi, seppi del dio che mi desiderava,
che voleva amarmi, tremai di gioia e di stupore,
lo sentii arrivare, era nebbia, una nuvola leggera.
Ero appoggiata ad un roccia, la mia pelle era candida, morbida,
ma i muscoli erano tesi dal desiderio, inarcai la schiena,
divaricai una gamba per accoglierlo e lui mi avvolse nel gioco,
nel piacere che nessuna donna aveva mai provato.
Mi regalò l’estasi e io vidi il suo volto, conobbi l’amore infinito
e mi persi in un grido rauco che volò in cielo.
Il mio nome è Io, sono colei che Giove ha amato.
Enrico Garrou (27/2/2015)

 

Antonio Allegri detto il Correggio- Io e Giove

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Particolare

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Per il vostro piacere vi consiglio di leggere “Il museo del mondo” scritto da Melania Mazzucco per Einaudi.

 

Il Gioco

Un azzurro pallido in cielo
e poi la prima stella,
sulla parete le nostre ombre che giocano
rubano incanti, profumi.
Non escono parole dalle nostre bocche
ma bocciuoli di rose, musiche divine
e le mani gentili sono atti d’amore
che accarezzano, che affondano nelle matasse di seta
dei nostri sogni coperti di papaveri rossi,
e come angeli ci lanciamo fiori e la parete è un giardino,
ma non ci sono più stelle ora da rubare in cielo
solo silenzio e un infinito arcobaleno.
Enrico Garrou (9/2/2015)

Mirò

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Procri e Cefalo

Certe volte l’amore finisce contro la volontà degli innamorati, sono gli dei invidiosi a decidere quando spezzare un sogno d’amore e la storia di Procri e Cefalo ne è la testimonianza.
Procri era la sposa di Cefalo, un fauno bellissimo che, a causa di un raggiro, la tradì con Eos, l’aurora. Procri abbandonata fuggì a Creta dove aiutò Minosse a guarire da un sortilegio che la moglie Pasifae gli aveva lanciato. Il re di Creta come ringraziamento donò a Procri una lancia magica che non mancava mai il bersaglio e un cane, di nome Lelapo, che riusciva sempre a catturare le prede, doni avuti in dono da Artemide. Procri e Cefalo si riconciliarono e ripresero a vivere felicemente insieme. Ma un giorno pensando che Cefalo fosse ancora innamorato di Eos, durante una battuta di caccia, Procri si nascose in un cespuglio per spiare l’amato. Cefalo, sentendo un fruscio nel cespuglio e pensando che vi si nascondesse una fiera in agguato, afferrò la lancia regalatale da Procri e la lanciò contro il cespuglio, uccidendo accidentalmente la moglie.

Morte di Procri

Cefalo amore mio, un manto nero mi avvolge
non vedo più il sole ma una luna rossa
che vuol portarmi via, stanco è il mio corpo,
nel mio sguardo danza un dea cattiva
che cancella il tuo volto e il profumo della tuo sogno.
Mi hai ucciso con la lancia che ti avevo regalato,
quel dardo infallibile che Minosse mi aveva donato,
non potrò più ballare per te, sognare con te,
ho peccato amore a non fidarmi
ma ormai sei un’ombra cupa e nera
portami nei tuoi ricordi, non dimenticarmi,
non cancellare dal tuo cuore il mio sorriso.

La disperazione di Cefalo

Procri non morire, guardami ancora
Sei così bella, così dolce, sorridimi,
non seguire i demoni che vogliono rapirti
non hanno niente da offrirti, se mi lasci
non saprai mai quanto amore avevo ancora da donarti.
Amore mio pazzo,  bacio le tue labbra, ti soffio la vita,
aspetta pulisco con le mie lacrime la ferita,
tu sei il paradiso che mi ha rubato l’anima,
cullami nel tuo sguardo dolce di fiaba.
Ti eri nascosta nel bosso e nella ginestra
mi spiavi perché credevi che ti tradissi con Eos,
tenera creatura, come avrei potuto tradirti
e adesso come faccio senza il tuo canto, senza il tuo riso,
senza più sentire i tuoi sospiri segreti;
ora il bosco parla sommesso, è un mattino buio
senza la luce dei tuoi occhi, scendono fiori di freddo
nel mio cuore, l’amore è ingiusto perchè fa volare il tempo,
troppo breve è stata la vita con te, mio infinito amore.

Enrico Garrou (18/2/2015)

Piero di Cosimo (1495- National Gallery, Londra)

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14 febbraio

A tutte le amiche del web un pensiero:
Per Voi che sapete raccogliere stelle nel cielo,
che ci fate volare, sognare,
vi auguro buon viaggio ai confini dell’amore,
laggiù dove ci si bacia sospesi sull’acqua,
la dove i cuori sono fatti di fiori.

Enrico Garrou

 

Dipinti di Duy Huynh, pittore francese nato in Vietnam ammirato sul sito: barbarapicci.com

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Ricamo bianco

Avvolto in un incanto bianco,
circondato da una danza di folletti
che si cercano in un cielo ovattato,
mi chiedo se è una magia, o un sogno, o un gioco,
questi delicati ricami che scendono dal cielo.
Su un ramo un pettirosso,
batuffolo di sole piume,
mi guarda ma è un attimo,
vola via mentre è neve che cade
su questo mondo bianco.
Lascio giocare i miei pensieri,
appesi a fiocchi di neve,
volteggiano e si adagiano piano,
ma non su questa coltre candida,
scendono sui tuoi capelli sul tuo viso,
diventano baci mentre brividi d’amore
si rincorrono nei nostri cuori,
gli occhi si cercano e ridono felici.
Enrico Garrou (5/2/2015)

 

Georgij Moroz

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