L’aeronauta Andrèe

SAAndreeAugust Salomon Andrèe è un esploratore svedese nato a Granna il 18 ottobre 1854 e scomparso nelle terre artiche nel 1897. Dopo essersi laureato in scienze fisiche preparò la memorabile spedizione al polo Nord con il pallone aerostatico a idrogeno “Aquila” che Partito dalla baia della Vergine nelle Svalbard, in compagnia degli scienziati Nils Srindberg e Knut Hjalmar Ferdinal Fraenkel, avrebbe dovuto sorvolare il polo Nord e atterrare in Canada. Il progetto fu accolto con entusiasmo, ma dopo che furono decollati da Svalbard nel luglio del 1897, il Pallone perse velocemente idrogeno e si schiantò sulla banchisa dopo soli due giorni. Gli esploratori rimasero illesi ma dovettero affrontare una estenuante marcia verso sud sul ghiaccio alla deriva. L’abbigliamento e l’equipaggiamento inadeguati non permisero loro di fare ritorno. Per 33 anni il destino della spedizione Andrèe rimase uno dei misteri irrisolti dell’Artide. Nel 1930 una spedizione norvegese imbarcata sulla nave Bratvaag si recò nell’isola Bianca e il 5 agosto ritrovarono le salme degli esploratori. Accanto a loro furono rinvenuti i diarii in gran parte conservati e numerose foto conservate nella macchina fotografica di Andrèe. In suo onore ho scritto questa poesia che propongo:

 

Il sogno di Andreè
Era un vortice di neve a offuscare il mio sguardo
o il freddo che mi bruciava i polmoni,
no forse era la morte, bianca come la neve
fredda come il ghiaccio, candida come un cigno,
avvolta in un mantello di vento,
che veniva a portarmi via per farmi vedere,
un attimo prima di spegnere il cuore,
quel Polo tanto agognato e non raggiunto.
Eravamo partiti in tre su un pallone aerostatico,
con un nome augurante: “Aquila lo avevo chiamato”
dentro un cesto, una culla piena di sogni,
sogni fatti da bambino che si erano avverati.
Raggiungere il polo volando, un desiderio realizzato
trasportati dal vento, angeli bianchi in un cielo bianco
come quel tappeto di neve, di ghiaccio sotto di noi.
Ma il fato non sempre premia gli eroi, o forse li crea
perché il volo fu brutalmente interrotto,
ci ritrovammo sul ghiaccio, in mezzo a una nebbia
che ci nascondeva al mondo, nascondeva i pensieri.
Camminammo, mangiando foche e orsi, lottammo
finchè quel bianco, quel freddo, quel senso di gelo,
si, veramente era la morte che mi aveva trovato
che adesso mi ghermiva, sentivo i suoi artigli sul cuore,
gli dei non volevano che un uomo raggiungesse
il polo terrestre là dove si congiunge con il polo celeste.
Enrico Garrou (23/1/2015)

L’aquila sul pack

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Leda e il cigno divino

Dormivo felice, giocando nel sogno, cullata dal canto dell’acqua
quando fui svegliata da piume bianche, candide
e ali di cigno e profumo di ambrosia che mi stordiva.
Si era un cigno quello che si era posato sul mio corpo
per sfuggire ad un’aquila che volava in cielo,
il suo collo delicato mi accarezzava amorosamente i seni,
le spalle, il viso, il suo petto sul mio
e quel piumaggio folle mi faceva fremere di piacere,
le mie cosce accarezzate da quel bianco potere, tremanti si aprirono.
Il suo becco proteso verso il mio volto con voce melodiosa
fece piovere parole nel cuore: “io sono Zeus” e il paradiso mi accolse.
Sbocciarono fiori sui meli, girasoli chinarono il capo
lui era il tempo e il sospiro infinito, goccia di sogno,
raggi divini danzando popolarono il mio essere,
e quando il cigno ebbe placato la sua fame d’amore
volò via lasciandomi sognante,
mentre una notte azzurra copriva i miei fianchi.
Enrico Garrou (24/1/2015)

La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di Leda, si trasformò in un cigno e si accoppiò con lei sulle rive del fiume Eurota

 

Dipinto cinquecentesco da un originale di  Michelangelo 1530 Londra, National Gallery

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Nascita delle arti

Sono rimasto folgorato da un articolo su National Geografic (gennaio 2015- i primi artisti), che descrive i primi artisti e la loro arte. Presenta, inoltre, delle pitture rupestri della grotta di Chauvet. Questa grotta si trova in Francia presso Vallon-Pont-d’Arc nell’Ardeche. La sua scoperta risale al 18 dicembre 1994 a opera dello speleologo e fotografo Jean Marie Chauvet. Di grandissima bellezza, la grotta è affrescata da numerose pitture parietali risalenti all’uomo di Cro-magnon del paleolitico superiore (Aurignaziano). Non ho resistito al desiderio di scrivere una poesia dove descrivo il momento in cui lo sciamano inizia a dipingere le pareti della grotta.

Ingegno

Un suono ritmico mi avvolgeva, mentre pettinavo la mia memoria,
era il respiro della mia tribù che dormiva, erano gocce d’acqua
che colavano dalle pareti della grotta che ci proteggeva
dalla paura della notte, dal freddo, dalle belve.
Cercavo di far riaffiorare alla mia mente, sogni, pensieri
che mi tormentavano, attraversavano questo mondo tenebroso,
mi parlavano del cielo e delle stelle e mi chiedevo chi le accendeva,
chi era quel dio a forma di belva, e chi periodicamente frammentava la luna.
Il fuoco disegnava figure sulle pareti, e la roccia rideva,
ombre di cavalli, di rinoceronti e leoni divini e uccelli,
tutto il fuoco tatuava, giocando con il vento dell’intelligenza.
Lo sguardo si perdeva ma vidi quel rosso nell’acqua,
era del fango lo raccolsi, colorava la mano, colava.
Un attimo, la mia mano si posò sulla roccia che la imprigionò,
pieno di stupore l’appoggiai molte altre volte,
la mano si moltiplicò sulla parete fredda ed ero felice, piangevo.
La tribù adesso era sveglia, guardava e non capiva come la mia mano,
anzi le mani, fossero finite laggiù, presi una torcia,
e incominciai a disegnare un cavallo che correva nel vento
e la gente era inginocchiata, sussurrava piena di paura,
si chiedeva quale spirito mi possedeva e guidava la mano.
Conoscevo il nome era l’ingegno: era nata l’arte, l’astrazione, l’uomo.
Enrico Garrou (20/1/2015)

La più grande innovazione dell’umanità non fu l’utensile di pietra
Ma l’invenzione dell’espressione simbolica da parte dei primi artisti.
(National Geografic-gennaio 2015- i primi artisti)

 

Grotta di Chauvet, cavalli e rinoceronte, Aurignaziano- circa 31000 anni fa.

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Grotta “Cuevas de las manos” Patagonia, Mani sulla parete, Aurignaziano.

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Emozioni

Gioia
Sono un bocciolo di rosa, l’aurora che esplode
e colora di rosso il cuore, sono l’arcobaleno
che dipinge il cielo nero, sono appagamento,
sono la delizia d’amore,
non conosco la delusione, l’insoddisfazione.
Amo lo stupore, se chiudi gli occhi
e ti abbandoni nel mio sogno
li mi incontrerai, farò uscire dal vaso di Pandora
i tuoi desideri per farne magie da lanciare nel cuore
come i grani di un melograno.
Si, sono la pioggia che cade e bagna il tuo viso,
con lacrime di allegria, di felicità,
sono la gioia, sono il primo bacio, l’emozione
per l’appagamento di un desiderio,
sono l’orchestra che suona, l’incontro d’amore
il canto , la danza , il volo, sono la carezza
che quando ti avvolge non sai più capire dove
è la terra, dove è il cielo, sono la dea che ti fa vedere
il volto dell’amore quello passato, quello che verrà.
Enrico Garrou (12/1/2015)

Vincent van Gogh
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Sorriso
Sono il profumo dell’amore, un ritaglio del paradiso,
sono un filo di seta colorato che allieta la tela della vita,
distruggo la paura, seppellisco il male,
non temo la guerra perché sono la pace, il sole,
la bellezza e l’incanto disegnato sulla bocca dell’innamorato.
Nasco all’improvviso, sono fugace, il mio tempo è leggero
come il fremito di una foglia, un battito d’ali,
ma sono letale, arrivo subito al cuore, sono il cielo stellato,
la bellezza che crea preziosità sul volto,
sono la farfalla che si posa sulle tue labbra e forma
l’incanto del tuo sorriso, sono il colore, l’assurdo fiorire
del sogno che fa nascere l’amore.
Sono uno spicchio di luna, la curva che guarda al cielo
delle labbra di chi ama, sono il sorriso gioioso
del papavero rosso, deliziosa letizia fra il grano.
Enrico Garrou ( 12/1/2015)

Eduard von Grutzner
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Angeli

Tre mie visioni sugli angeli. Il primo quadro racconta di un angelica donna incontrata in sogno, nel secondo quadro ho descritto la raffigurazione di un amore angelico, nel terzo due angeli innamorati cadono sulla terra per vivere una vita terrena.

Angelo I

Nata prima del tempo, prima dello spazio,
prima che la pioggia cadesse,
all’epoca dei sogni e dei desideri,
immersa in uno splendore simile all’arcobaleno
con piogge di farfalle sulle Tue ali impregnate d’amore,
Ti ho incontrata, non con i miei occhi:
“eri troppo avvolta dalla luce”, ma con l’intelletto:
mi guardavi attonita senza proferir parola,
tremante d’amore come le stelle,
invadendo la mia mente di pensieri abbaglianti,
gettando viole sui miei desideri.
Poiché il tuo amore tutto inghiotte, tutto perdona,
ho provato a chiederTi di portarmi nella luce del sole
ma sei volata via su una nuvola vagabonda,
sussurrando pensieri melodiosi come le note di un flauto,
profumati come il gelsomino e la rosa, lasciandomi folle d’amore.
Enrico Garrou (3/1/2015)

Sandro Botticelli
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Angelo II
Nel lago dei tuoi occhi ho cercato parole per parlarti d’amore
ma la mia voce era muta come le cose che ti circondavano.
Neanche la mia memoria ricordava del tuo passato
forse tu esistevi già prima della creazione,
forse il tuo respiro è il palpitare delle stelle.
La mia anima si specchia nella poesia della tua bellezza,
nella divina sapienza che tu mi doni
quando con le mani sfiori il mio viso o quando mi abbracci.
Sei il sogno che viene a trovarmi, in un luogo senza spazio,
senza tempo, e con le tue ali mi avvolgi, mi culli,
mi doni meraviglie d’amore che solo gli angeli conoscono
perché solo Tu conosci i miei desideri, le mie follie.
Prendimi con te, portami via in un posto lassù tra le stelle,
cullami, fammi addormentare sopra il tuo seno,
cantami una ninna nanna e accompagnami nella tua divina follia.
EnricoGarrou (3/1/2015)

Sandro Botticelli
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Angeli III

Noi angeli belli
voliamo sopra i pensieri, sopra sogni muti, sopra le notti,
nelle mani frammenti di luce, raccolti dove nascono le stelle,
per farne fiori di papaveri rossi e colorare tramonti.
Noi angeli belli cavalchiamo le comete,
che si rincorrono nella vastità del creato,
noi pronti a perderci sotto coltri
di un silenzio notturno rotto dallo sguardo
di una luna innamorata, mentre i nostri occhi
tremanti di gioia partoriscono gemme d’amore
che si conficcano nel cuore.
Fino ad un mattino imperlato di bianco
che sa di neve caduta dalla mano di un dio,
che vede ermellini giocare,
mentre noi prima della parola,
prima dello spegnere del sogno,
prima che le stelle siano scopate via,
noi scendiamo sulla terra non più divini
ma candide colombe innamorate.
Enrico Garrou (3/1/2015)

Duccio da Boninsegna
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