Le tre Parche

Cloto
Sottile come un frammento di memoria
il filo si dipana dal fuso che tengo nella mano,
scende leggero come la carezza di una piuma
senza far sentire suono che possa turbare il sogno.
E’ una vita che nasce, che tremante va a bere la luce
di immobili stelle del grande vaso blu del creato,
ascoltando un cuore che batte d’amore
e le racconta di quanto ha aspettato
quel filo calato dal pensiero della mia mano.
Io sono Cloto, dono la vita a chi me la chiede,
qui dove il tempo è un peccato e lo spazio è stato cancellato.
Dono la vita ma nessuna altra cosa che possa turbare
Il mio credo d’amore, non amo il fragoroso suono del dolore.

Enrico Garrou (24/11/2014)

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Lachesi

Io sono Lachesi, gioco con la vita, la faccio crescere,
la dondolo dentro una goccia di latte,
so donare quel tutto che incanta il cuore
anche il peccato, anche il fragore sordo del dolore,
gli conficco nel cuore le prime spine d’amore
e la vita si fa adulta, diventa un frutto maturo
ma non voglio vederla appassire
so trasformare il rumore del vento
in un rauco grido d’amore,
una goccia di rugiada in una lacrima di passione,
so raccontare storie alle fate,
ma non so guardare con gli occhi le tenebre
non so ubriacarmi con i doni della morte,
non conosco la nuvola nera che tutto inghiotte
io sono Lachesi, il tutto che non può finire.

Enrico Garrou (24/11/2014)

Dipinto di Normunds Braslins

normunds Braslins

 

Atropo
Non maledite il mio nome,
sono nata prima della parola,
Il caso decide e guida la mia mano,
per pura necessità come richiede il destino;
qualcuno deve pur farlo e io sono benevola
io taglio il filo sottile della vita
la faccio bruciare nel fuoco prodotto da mille chimere.
La dissolvo, le tolgo il poter di scelta
perché io sono l’inizio e la fine,
il mio udito è spezzato non sento la supplica,
l’implorazione, la pietà, l’invocazione dell’amore.
Sempre di nero vestita, con le forbici nella mani
aspetto per distruggere il lavoro delle mie sorelle;
amo follemente lo splendore senza vita.

Enrico Garrou (24/11/2014)

dipinto di Normunds Braslins

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Le Parche sono le divinità che presiedono al destino dell’uomo. La prima filava il filo della vita, la seconda dispensava i destini, assegnandone uno a ogni individuo, e la terza, l’inesorabile, tagliava il filo della vita al momento stabilito. Le loro decisioni erano immutabili, neppure gli Dei potevano cambiarle. Venivano chiamate anche Fatae, ovvero coloro che presiedono al Fato.

Risveglio

Ieri ho appeso la tua immagine sulla luna,
non volevo scordarti quando, abbracciati,
la notte si è trasformata in sogno nei nostri baci.
E stamane nel mare dei tuoi occhi mi sono svegliato,
e come un naufrago in un mare di petali
ho cercato le tue mani
che si sono aperte come un ventaglio
per accarezzarmi il viso.
Si, sei stata il primo pensiero
in un abbraccio tremante d’amore,
angelo mio.
Enrico Garrou (14 /11/2014)

Folon

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