Il viaggio

Solo,
ho attraversato il mare verde
di un pensiero
appeso a fili di nubi.
Sai, mi sono perso
ìn mezzo ai gelsomini,
tra i loro vascelli di profumo,
traghettatori del mio incanto,
c’erano farfalle intorno a me
che partorivano sogni,
svolazzanti creatrici
dei miei desideri.
Solo,
tra felci e piante misteriose,
odori di muschio e onde verdi
di cervelli sognanti e rami e alberi
eleganti come piume di pavoni.
Ma ero solo con la mia malinconia,
non c’erano le tue mani
con le mie a rubar le stelle,
o a guardare l’amore
proiettato sulla luna.
Enrico Garrou

Igor Morsky
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Storia di Alice, del cappellaio matto, del sognatore.

L’incantatore pazzo, signore dei sogni e delle follie,
seduto su un tronco nella foresta incantata,
mentre raccontava fiabe
ai tassi, agli scoiattoli ai cinghiali, agli ermellini,
e c’erano pure ad ascoltarlo i carabi signori della terra,
venne all’improvviso disturbato da una rana
piccolina, verde smeraldo,
che con voce affranta gli chiese di seguirlo.
Lui la seguì, era molto curioso,
lei gli raccontò, mentre imboccarono un sentiero,
che il cappellaio matto si era innamorato
e voleva un consiglio.
Quando arrivarono la tavola era imbandita, dolci, torte,
marzapane, zucchero, caffè, the, tisane,
ma il cappellaio non mangiava, non sorbiva il the, soffriva.
Raccontò del suo amore per Alice,
ma dove era andata si chiedeva.
Forse dalla regina di cuori
o era ritornata lassù da dove era venuta,
intanto piangeva disperato, un fiume di lacrime scorreva.
E mentre gridava al cielo la sua malinconia,
apparve lo stregatto, lui sorrideva felice,
raccontò a tutti noi che Alice amava un altro.
Intervenne il brucaliffo, fumando a più non posso,
raccontando la stessa cosa: Alice si era innamorata
ma il suo amore non era il cappellaio matto,
lei si era innamorata, si mormora, di un sognatore.
La lepre marzolina rincuorava il cappellaio
che si agitava e lanciava nell’aria posate e tazze e la teiera,
ma il bianconiglio vigilava, la teiera fu afferrata mentre volava.
L’incantatore affascinato si chiese chi era questa Alice,
capace di far innamorare il cappellaio matto.
Lei apparve e l’incantatore rimase folgorato.
Fu preso da incanto, lo stregatto rideva, il brucaliffo fumava,
il cappellaio piangeva consolato dalla lepre marzolina.
Alice cantava, era felice,
L’incantatore la prese per mano,
si allontanarono piano.
Sapevano che in cielo c’era un’isola
dove si mormora vivevano pirati,
e una fatina innamorata di un genio alato,
un’isola fra le stelle, lassù in cielo.
Enrico Garrou

Anna Berezovskaya

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Algol

Io sono una stella ribelle
Il mio nome è Algol,
brillo nella costellazione di Perseo,
ma non sono uguale alle mie sorelle
la mia luce è mutevole
perché io pulso per amore
e l’amore non è mai banale
ogni tanto si affievolisce
e poi si riaccende
è fuoco divino, immortale.
Sono diversa, io amo,
le stelle dicono
che mi ha fatto il diavolo,
non comprendono
questo mio pulsare dettato
dall’amore, dal desiderio, dal cuore.
Enrico Garrou

Esiste in cielo una stella che si chiama Algol (Beta Persei). E’ una stella che gli antichi egizi quasi sicuramente conoscevano perché la stella presenta una variabilità della luminosità e quindi veniva percepita come un demone. Il nome Algol deriva da: “ Hamil ra’s al-ghul” che significa “portatore della testa del demonio” attribuito alla stella dagli Arabi, poiché qui Tolomeo aveva collocato la testa della Medusa, recisa dall’eroe Perseo che da il nome alla costellazione che accoglie Algol. Gli ebrei la chiamano la testa di Satana. Ufficialmente questa stella è stata scoperta da Germiniano Montanari nel 1669. Questo astro è estremamente luminoso ed è brillante come la stella polare infatti prende la denominazione Beta che viene attribuita alla seconda stella più luminosa di una costellazione. Ma cosa è che rende variabile la sua luce? In realtà è un sistema binario formato da due stelle e quando la stella più fredda passa davanti a quella più calda parte della luce di quest’ultima viene bloccata e la luminosità diminuisce. Questo fenomeno, per molto tempo ha contrastato con la immutabilità del cielo e all’austerità di Aristotele. Ma Algol riserva altre sorprese infatti è un sistema triplo dove le due stelle sono distanti tra loro 10 milioni di km. e a loro volta descrivono un orbita molto più ampia intorno a una terza stella dalla quale distano 402 milioni di km. Bella vero questa Algol.

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Stanotte

I
Quando arriverà la notte
stenditi accanto a me,
coprimi e toccami,
con le tue mani piene di stelle
e fa che un fiore
salga alle tue labbra,
soffialo piano sulle mie palpebre,
ed io mi addormenterò felice.
Enrico Garrou

lev Tchistovsky

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II

C’è un fiume di stelle in cielo
vieni andiamo a rubarle,
voglio illuminare il tuo corpo stanotte
mentre mi inebrierò del tuo profumo.
Enrico Garrou

Lev Tchistvsky
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III
Stanotte avvolti
in lenzuola di seta nera
Tu danzerai sul mio corpo
come un volo di cigni
sul lago
e io ti griderò
che nessuna altra donna
dormirà nei miei sogni.
Enrico Garrou

Mirò
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Avevo le stelle negli occhi

Avevo le stelle negli occhi
quel giorno che ti ho creata
lavorando le tenebre con linee, forme, colori,
e le mie labbra sussurravano parole sul sogno
e le mie orecchie ascoltavano
il canto dei girasoli
e dei loro desideri,
e i miei occhi seguivano
le evoluzioni leggere della follia.
Avevo le stelle negli occhi
quel giorno che ti ho creata
nella mia memoria illuminata dal sole,
nella mia memoria musicale,
nella mia memoria bagnata dalla poesia.
Avevo le stelle negli occhi
quel giorno che ti ho visto
uscire da nuvole di piuma
e ho ascoltato le tue prime parole
appese alle nubi,
bolle di arcobaleni,
pioggia di magie e di musica.
Avevo le stelle negli occhi
quando abbiamo volato
squarciando la sonnolenza
di nuvole lontane,
quando abbiamo dipinto
questa terra piena di disegni di ragni,
quando i miei occhi
si sono persi nei tuoi occhi.
Enrico Garrou

Alexander Sulimovu

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