Il mio nome è Franchetta, Franchetta la strega.

(Anno Domini 1587) In montagna, a luglio , al mattino l’aria è fresca. I prati sono pieni di fiori e di erbe. C’è la genziana, l’arnica dai fiori arancione, i barbabuc, l’eufrasia dai fiori delicati con corolle bianche screziate di giallo e due petali viola, il petrosello, i gigli, i narcisi, la strigonella, insomma un mare di colori. Sto raccogliendo erbe lungo le pendici del monte Saccarello, erbe che mi serviranno per curare i malanni miei e della mia famiglia. Le donne di Triora sanno distinguere le erbe medicinali, e fin da piccola mia mamma, mi ha insegnato a riconoscere le erbe e a farle macerare per ottenere unguenti e olii. Oggi devo raccogliere i bulbi dei gigli, quelli con i fiori viola, perché ormai ho sessanta anni e l’età mi procura male ai reni e i bulbi lessati mi fanno urinare e mi sento subito meglio, poi dovrò cercare della genziana, le sue radici sono curative quando si ha la febbre. Raccoglierò anche le castagne cadute dalle piante dei miei terreni, le castagne sono un dono di Dio perché seccate si conservano tutto l’anno e vengono mangiate nel latte mentre una parte viene macinata e la farina ottenuta verrà utilizzata durante l’inverno. A dir il vero le castagne non sono mai state il mio alimento principale perché appartengo a una facoltosa e nobile famiglia di Triora, paese che è sempre stato ricco, al centro dei traffici tra la costa, il Piemonte e la Francia e che Genova considera il suo granaio, ma una terribile carestia flagella il paese da ben due anni e molti bambini e adulti sono morti di stenti e anche noi incominciamo a patire la fame. Mentre sto scavando nel terreno per recuperare i bulbi vedo avanzare una guardia, la conosco arriva da Genova, mi chiama e mi invita a seguirlo. Il mio cuore batte più forte, non capisco cosa vuole da me, non vorrei che la mia persona fosse collegata al caso di alcune donne del mio paese fatte arrestare perché accusate di essere delle streghe. Sono finite in carcere ben tredici donne, tre ragazze e un ragazzino. Si mormora che siano state torturate e una mia amica, Isotta Stella, a causa delle torture è morta e un’altra, per fuggire all’inquisizione si è gettata dalla finestra e non è sopravvissuta. Il prete, nella predica domenicale, ha detto che hanno preferito morire piuttosto che tradire Satana ma non posso pensare che fossero veramente delle streghe. Le altre adesso sono rinchiuse in due case del paese che sono state adibite a prigione. Provo a parlargli ma lui non risponde, dice solo che saprò tutto quando parlerò con tal Giulio Scribani mandato da Genova per sostituire i precedenti inquisitori.
Ho il cuore in gola, di questi tempi c’è da aver paura di tutto. Arriviamo ad una casa all’inizio del paese, mi fa entrare in una stanza arredata con un tavolo, una sedia e un armadio contro la parete. Poco dopo entra un uomo non alto, grasso che si siede e incomincia subito a interrogarmi. Mi chiede se sono io Franchetta Borelli di anni 60 ed io rispondo di sì e gli chiedo cosa vuole da me. Lui quasi urlando afferma che io sono una prostituta e una strega molto potente, protetta da Satana, e che devo confessare i miei peccati, solo così avrò salva la mia anima. Mi sventola sotto il naso un foglio dove si attesta che tredici streghe hanno fatto sotto tortura il mio nome.
Mi getto ai suoi piedi gli dico che sono fandonie di donne gelose perché in gioventù sono stata un bella donna e che è vero, con qualche loro marito mi sono anche divertita, ma che non sono una strega. Non vuole ascoltarmi anzi ordina alla guardia di mettermi sul cavalletto della tortura. Ma prima di portarmi via chiama un brutto figuro e gli ordina di denudarmi e di tagliarmi i capelli e tutti i peli del corpo e subito dopo mi fa indossare una camicia lunga bianca. Vengo trascinata in un’altra stanza dove mi legano mani e piedi a una sorta di banco arcuato in modo da mostrare la schiena ad un uomo armato di scudiscio. E da quel momento sprofondo in un inferno. Incominciano a flagellarmi, la frusta sibila ed io grido per il dolore, sento il sangue scorrere sulla mia schiena, ma ogni tanto lo Scribani ferma l’uomo con lo scudiscio e mi chiede in termini perentori di confessare la mia colpa. Sono come separata dal mio corpo, sento la mia voce supplicare di smettere e affermare che non ho commesso nessun reato, ma lui ribatte che noi streghe abbiamo fatto morire molti bambini e la mia voce risponde gridando che non è vero, io amo i bambini, sono morti per la mancanza di cibo, ma la tortura subito riprende. Svengo parecchie volte, il dolore è insopportabile, mi gettano sul viso un secchio d’acqua e io rinvengo e sento strisce di dolore puro attraversare la mia schiena, desidero morire e prego il buon Dio di mettere fine a questo tormento. Invece prendono le corde che mi legano le mani e le legano a un perno su una ruota che a un cenno dello Scribani, viene fatta girare facendo si che il mio corpo venga tirato. Mi sento morire le braccia si tendono, il mio corpo a ogni giro di ruota fa più resistenza e alla fine le ossa delle braccia escono dalla loro sede. Le urla salgono al cielo e svengo di nuovo. Ogni tanto una voce mi parla, così mi sembra e afferma che noi streghe rendiamo disgustoso il latte materno, che inaridiamo le mammelle delle mucche, che con pozioni a base di belladonna e stramonio ci abbandoniamo ad orge sfrenate e ci accoppiamo con il diavolo. Ed io nego gli dico che non ho mai partecipato a nessuna orgia ma non mi ascoltano, mi infilano aghi sotto le unghie dei piedi, mi schiacciano i pollici, mi bruciano le piante dei piedi, ma ormai non sento più il dolore. Anzi forse sono impazzita perché mi scappa da ridere, il mio corpo è come anestetizzato. Non sento più male, mi freno perché se mi sentono ridere penseranno che sono invasa dal demonio e la mia vita finirebbe immediatamente. Lo Scribani mi chiede ancora come mai se non sono una strega i bambini nascono morti ma non riesco più a parlare, ripeto dentro di me che solo noi donne sappiamo far nascere i bambini e loro con la scusa delle streghe hanno imprigionato le levatrici del paese e adesso le donne partoriscono nella stalla in mezzo al letame ed è per questo che i bambini muoiono. Ogni tanto chiedo con voce strozzata dell’acqua ma non ottengo risposta.
La tortura si prolunga per 21 ore e visto che non parlo finalmente mi tirano giù dal cavalletto e sorreggendomi perché le piante dei miei piedi bruciati non mi permettono di camminare, mi fanno sedere ad un tavolo e mi danno da mangiare una minestra di pane sbriciolato, poi mi mettono in una cella. Mio fratello era stato avvertito nel frattempo della mia prigionia e aveva pagato una forte somma per il mio rilascio, infatti una mattina mi trascinano fuori ed io posso riabbracciare la mia famiglia. Questa è la mia verità, noi donne siamo sempre accusate di ogni male perché conosciamo le proprietà delle erbe, perché facciamo nascere i bambini, perché siamo coloro che curano le malattie ma in questo mondo la conoscenza delle donne spaventa e quindi veniamo additate come quelle che hanno venduto l’anima a Satana e di conseguenza ci torturano, ci bruciano o ci fanno morire in cella. Questa è la verità non credete a quegli aguzzini, guidati da quel pazzo dello Scribani, sono solo dei sadici appoggiati da una parte del clero e del popolo, perché la donna è considerata un essere inferiore e deve stare sottomessa all’uomo.
Enrico Garrou 25/7/2014
Delle donne imprigionate non si ha notizia ma sembra che nessuna fu condannata a morte dal San’uffizio. Di Franchetta si sa che visse ancora alcuni anni e fu sepolta alla sua morte cristianamente.

Questo racconto è dedicato ad una strega che mi ha rapito il cuore.  E.G.

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nomination “versatile blogger”

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L’amica blogger Aquileana (aquileana.wordpress.com), mi ha nominato per  “versatile blogger “award, e approfitto  di questa comunicazione per ringraziarLa ancora.

ecco le regole di aggiudicazione:

1) La/Il candidata/o deve visualizzare il logo ” liebster award” su suo blog

2)La/il candidato/a  deve nominare dieci (10) bloggers che lui ammira e informarli della loro nomination.

Ecco i miei dieci bloggers:

ilmondodibabajaga.wordpress.com

dodicirighe.wordpress.com

vuotonellombra.wordpress.com

thesorrow.wordpress.com

gallicharl.wordpress.com

Marcomonteverdi.wordpress.com

silviacavalieri.wordpress.com

josiepoesia.wordpress.com

susabiblog.wordpress.com

tuttolandia1.wordpress.com

Tramonto

Il sole toccò la superficie del mare

polenta gialla sulla tavola di un dio affamato.

Si adagiò piano e denti divini morsero il colore.

Quando l’ultimo pezzo fu fagocitato dal dio

rimase solo il rosso a giocare sull’acqua,

coperto poi da un velo nero.

Enrico Garrou 20/7/2014

 

 

 

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Un incontro stregato

Ho incontrato una strega, bellissima, il suo nome è Baba Jaga. Leggete una piccolissima parte del nostro incontro d’amore. Ma prima fatemi raccontare chi è Baba Jaga:

 

Sono Baba Jaga
La strega,
vivo in una capanna,
Due zampe di gallina
la fanno camminare,
o ondeggiare,
fate voi.
Le pareti della casa sono di ossa umane,
la porta non si sa dove sia.
Do consigli a chi li chiede,
ma deve essere uno puro di spirito,
altrimenti gli rubo l’anima,
la metto in un oggetto,
diventerà la mia schiava.
Sapete so volare,
predico il futuro,
io sono Baba Jaga
la strega.

 

 

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Dieci poesie d’amore by Baba Jaga e Enrico Garrou

 

Un bacio

Nella foresta,
tra frammenti di vestiti di fata
che dondolano dai rami dei larici,
la rossa Betelgeuse
alta nel cielo,
il volo del gufo,
le mie labbra
si sono posate sulle tue.
Un attimo,
un sussurro,
uno sguardo di strega
ma è bastato,
l’amore ci ha rapito,
là in quella radura
misteriosa come il peccato.
Enrico Garrou

 

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L’isola sospesa
Vieni, ti conduco nel nostro castello
Azzurro come il cielo
Trasparente come il ghiaccio.

E’ fatto di cristallo
Ampie grotte son stanze
Originali e uniche alcove.

Di notte il soffitto è di stelle
Astri e nuvole ad arredar pareti
Galassie all’orizzonte illimitato.

Nessuno qui
Ci potrà trovare
In questa lontana isola sospesa
Guscio e scudo contro il caos.

Vieni sdraiati e raggiungi con me
Questo spazio di firmamento
Nudi ci amiamo, qui tutto è vita.

Vieni e non ti preoccupare
Chiudi gli ocche lasciati andare
Vieni ti dico….vieni.
Baba Jaga

 

 

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Rousseau il doganiere

 

Labbra

Labbra guizzano,
giocano, disegnano
arabeschi sulla mia pelle.
Labbra di fata o strega,
sogni alati svolazzanti,
su un sesso innamorato.
Enrico Garrou

 

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L’amore
Per la notte intera
Ci siamo saziati. I nostri corpi
Senza soste si sono cercati avidamente:
le stelle testimoni dei nostri amplessi,
l’unica luce oltre a quella delle nostre pupille.

Baba Jaga

 

 

 

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Abdalikeva Akzhan

 

 

Il gioco

I tuoi seni nelle mie mani
io gioco, io sono un folletto,
io mi emoziono,
io ti amo.
Enrico garrou

 

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Abdalieva Azkhan

 

La cella

la cella chiusa a due mandate
Racchiude due occhi invocanti.
Due dita scivolano leggere
Sulla liscia pelle profumata.
Trasmettono erotici piaceri
Portatori di paradisi.

Baba Jaga

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Leandro Lamas

Stelle

In cielo stelle,
nella radura lucciole innamorate,
Il verso del chiurlo,
Il sussurro del vento,
il sottile pensiero d’amore
come nei sogni,
la tua mano,
i tuoi occhi ,
i nostri sospiri,
l’amore.
Enrico Garrou

 

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Leandro lamas

 

Occhi di amante

Maliziosi e teneri mi guardano
da breve distanza i tuoi occhi,
penetrano l’anima ed il corpo,
di passione un brivido mi assale.
Percorro con le dita le mie cosce
che timide si aprono all’amore.
Umide, si ritraggono saziate
di dolcissimo nettare succoso.
Il tuo labbro socchiuso inumidito
assapora ormai la profumata delizia
nel mordere il vermiglio frutto
avvicinato in un fulmineo guizzo
Soffiate sulla pelle mirabili carezze
noi divorati da famelici baci
alterniamo torture e tenerezze
in una vertigine d’amore.
Baba Jaga

 
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Bai enrico

 

Incontro

Solo in un sonno senza sogno
in un universo privo di colori
la mia mente fluttuava
incantata dal nulla.
Ma poi sei apparsa.
i tuoi occhi mi hanno guardato,
il nero si è colorato
con colore creato con la magia.
Nubi, soli, linfe, tartarughe,
fiori nati da bolle di poesia,
musica, pollini e polvere d’oro
hanno inumidito il momento
dell’incontro tra la tua mano
e la mia mano.
Sai, farfalle giocavano,
uccelli cantavano,
alberi si parlavano,
quando mescolai il mio cuore
con il sole.
Mi ero innamorato.
Enrico Garrou

 

 

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Rousseau il doganiere

 

Sera in collina

Vieni ora con me in questa calda sera
dove stelle e lucciole in magica schiera
fiocamente rischiarano focosi amanti.
Timida e opportuna la rossa coccinella
si insinua furtiva ,guarda che bella!
liberiamola presto, ci recherà fortuna.
Su tenera erba, manto dal veronese colore
fragranze fiorite alimentan l’ardore
respiri diventan sospiri ansimanti.
Mani impudiche, lingue assetate
di baci e carezze avidamente cercate
i corpi saldati in ineluttabile amplesso.
Restiamo abbracciati, ascolto il tuo cuore
scandiscono i battiti un ritmo d’amore
La pace ritorna nei nostri corpi saziati.
Baba Jaga

 

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Leandro Lamas

 

Il mio nome è Giacomo Pico da Bardineto. Il traditore.

La stanza è fredda. È il 20 febbraio del 1449 e sto per uccidermi. Si, ho il mio pugnale affilato in mano e mi taglierò la gola. Sono Giacomo Pico capitano dei soldati del marchese Galeotto del Carretto e ho commesso un crimine tremendo. Ho tradito la mia gente e il mio padrone. Ma non è per questo che voglio terminare questa mia vita, mi voglio uccidere per amore di una donna che non sarà mai mia. Ho scritto su una pergamena, che ho lasciato sul tavolo, le profonde motivazioni che mi hanno portato a questo gesto. Leggetele e cercate di perdonare un traditore.
“Sono Giacomo Pico, capitano dei soldati del marchese Galeotto del Carretto. Il mio padrone vive nel bellissimo castello di Govone a Finale, circondato da un borgo e i suoi possedimenti si estendono alle terre di Bardino, Borgio Verezzi, Clavesana, Millesimo, Cosseria, Carcare, terre importanti perché le galere che sbarcano a Finale scaricano merci che vengono inviate all’interno fino al ducato dei Savoia. Sono accusato di aver tradito il mio signore e non posso negare che sia vero ma nessuno si è mai soffermato sulle motivazioni che mi hanno spinto al tradimento. Ascoltate la mia storia prima di condannarmi. Sono nato a Bardineto un paese situato tra i monti alle scaturigini del fiume Bormida. La mia famiglia, la più influente del paese, da sempre è stata fedele al marchesato e mio padre Antonio e la nostra famiglia, sono nel cuore del marchese, tanto che fin dall’infanzia sono stato allevato alla sua corte. Per Galeotto ero più che un vassallo, ero un amico ed ho sempre combattuto al suo fianco. Viviamo in un periodo di guerre contro la repubblica Genovese, il doge Giano Fregoso vuole annettere i nostri territori per espandersi e avere il controllo delle merci che sbarcano nei nostri porti. Battaglie continue, scontri di cavalleria e di fanti con i Genovesi guidati da Pietro Fregoso, grande capitano di ventura e stratega, affiancato da Gerolamo Doria e Andrea Romanengo; noi guidati da Galleotto del Carretto, il sottoscritto e Enrico Calvisio. Un giorno, di ritorno da una ispezione a una fortificazione a Bardineto, il marchese venne assalito da forze nemiche, eravamo solo in dieci ma combattemmo con onore, io stesso uccisi tre di loro salvando la vita al mio Signore. Fui nominato capitano. Ricevetti molte lodi e il marchese mi incaricò delle missioni dove erano necessarie fedeltà e segretezza a tutta prova. Ero felice, una sera di ritorno da una missione a Calvisio mi imbatto in un nobile del marchesato che mi racconta che tal Cascherano conte di Osasco e un suo sgherro sono stati ricevuti al castello per chiedere la mano della figlia di Galeotto. E aggiunse anche che la marchesa Bandina gli aveva confessato: “non abbiamo accettato di darla in sposa al Doge Fregoso in quanto si sarebbe impossessato legalmente dei territori del marchesato e la nostra famiglia sarebbe scomparsa e non abbiamo voluto darla in sposa ad un personaggio potente, ma la faremo sposare ad un nobile dei monti che ha meno sicurezza di nome ma più sicurezza di stato.”
Signori mi sentii mancare. Ma come la bellissima Nicolosina, una bellezza di soli 17 anni, una meraviglia di donna, pensate che vengono da tutti i paesi del marchesato per vederla, donna buona, costumata, una perla, non sarà la mia sposa ma andrà sposa ad un altro. No, non è possibile, sono io colui che lei ama ricambiata, io che l’ho vista crescere, io che lei bambina accoglieva con il sorriso e mi copriva di baci quando arrivavo, io a cui lei chiedeva di giocare, io quello a cui lei scompigliava le chiome. Ero il suo amico più caro, e un bel giorno al mio arrivo lei non mi gettò le braccia al collo, non mi baciò le guance e la fronte, ma mi accolse con fare impacciato e mi disse: ”Buongiorno messere”, ed era tutta rossa in viso e io l’avevo trovata così bella da rimanere folgorato. Mi ero inchinato davanti a lei, che era diventata una donna, e da subito l’avevo amata. Le occasioni di vederla erano molte e durante i banchetti i nostri sguardi si incrociavano lei mi sorrideva, i suoi occhi erano adoranti. In battaglia combattevo per Lei, la mia Nicolosina, non avrei mai permesso che le fosse fatto alcun male. Io l’Amavo teneramente. E adesso questa notizia funesta. No non posso credere a una cosa simile. Lei è mia e di nessun altro. Piuttosto farò cadere in mani nemiche il castello. E così feci. Mandato in missione a Genova mi accordai con il Doge, avrei insegnato ai genovesi come entrare nel castello e loro mi avrebbero permesso di sposare Nicolosina. Tutto era stato concordato. Due giorni prima dell’assalto al castello io caddi in una finta imboscata e fui condotto a Genova. L’attacco al castello di Bogone fu condotto dal più valoroso dei capitani di ventura di Genova: Giovanni dalle Trecce a capo di 60 mercenari e grazie alle mie indicazioni, riuscì ad occuparlo ma rimase imprigionato all’interno dalle forze del marchesato che lo assediarono. Non sto a raccontarvi le vicissitudini che seguirono ma il marchese riuscì a fuggire e la mia amata fu alla fine liberata ed andò in sposa al conte di Osasco. Tutto il mio piano era fallito. Avevo perso l’onore e l’amore le due cose per cui valeva vivere. Questa è la verità, adesso per amore mi uccido.
Torino 8/7/2014 Enrico Garrou

Giacomo Pico è un personaggio minore del nostro passato. Viene citato in una indicazione turistica in Final Borgo, paese della liguria, come il traditore che nel 1449 permise ai Genovesi di conquistare il castello di Govone dei marchesi del Carretto. Il castello per l’epoca era considerato imprendibile. Ho voluto parzialmente riabilitarlo per questa sua storia d’amore con la figlia del Marchese Galeotto del Carretto. La fonte più autorevole  sulla guerra tra i Genovesi e i Finalesi è “Una guerra del Quattrocento” di Antonino Ronco, storico, giornalista e professore universitario di storia moderna all’università di Genova.

002 - Castel Gavone lato destro

 

 

 

la mia amata

Il raggio di sole si impigliò nella grande
capigliatura del campo di grano, giocò
con le spighe, si soffermò sul rosso nastro
di papaveri e poi si perse negli occhi
grandi dei fiordalisi.
La mia amata, nei suoi colori più preziosi
versò nel calice d’oro frammenti di sogno
e il raggio di sole colorò di rosso
i miei peccati.
Enrico Garrou 5/7/2014

Dipinto di Leandro Lamas

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nomination

image431Desidero ringraziare di cuore la cara amica Fulvialuna del blog

http://tuttolandia1.wordpress.com

per avermi nominato per il premio  “Talento Innato” bay Sempre Carla.

 

le regole del premio sono:

1) utilizzare il logo..

2) menzionare chi vi ha nominato

3) nominare 10 blogger, nei quali scorgete la dote del talento, notificando loro la nomination..

4) rispodere alle domande.

mi accingo a nominare i 10 blogger:

liberamentecuore.wordpress.com

venereisterica.wordpress.com

vuotonellombra.wordpress.com

thesorrow29.wordpress.com

susabiblog.wordpress.com

viaggioperviandantipazienti.wordpress.com

josiepoesia.wordpress.com

merenostrum.wordpress.com

melinda23.wordpress.com

fotografiarobertsloma.wordpress.com

ed ora le domande:

 

1) Quando hai capito di amare la scrittura?

2) Ti ispiri mai alla tua realtà?

3) Se potessi partecipare e vincere una competizione letteraria o fotografica

importante,quale sarebbe?

4)In cambio di una ingente somma di denaro, riusciresti a realizzare qualcosa lontanissima dalle tue corde?

5) Ami sperimentare?

6) Offri qualcosa di inedito alle persone che ti seguono e credono nelle tue capacità?

e relative risposte:

 

H1) Ho iniziato scrivendo poesie e adesso amo anche scrivere racconti su

personaggi storici poco noti.

2)sempre quando scrivo racconti di montagna

3) Ho pubblicato volumi sulla storia e filatelia polare, vorrei vincere il premio Montecarlo sulla filatelia polare 2015

4) Assolutamente no

5) Si

6) Amo lo stupore e le emozioni, certo che si.